Il San Carlo: quando Napoli incantò l’Europa e trasformò la musica in potere
4 novembre 1737 , nasce il San Carlo di Napoli : il sogno europeo di Carlo di Borbone
«Gli occhi sono abbagliati, l’anima rapita. Non c’è nulla, in tutta Europa, che non dico si avvicini a questo teatro, ma ne dia la più pallida idea». Sono queste le parole con cui il celebre scrittore francese Stendhal descrive il Real Teatro di San Carlo, testimoniando la straordinaria impressione suscitata da uno dei più prestigiosi templi della lirica europea.
La sera del 4 novembre 1737, nel giorno del proprio onomastico, per volontà del sovrano Carlo di Borbone, futuro Carlo III di Spagna, veniva inaugurato a Napoli quello che è oggi riconosciuto come il più antico teatro d’opera al mondo ancora in attività nella sua sede originaria. Un primato che precede di ben quarantuno anni l’inaugurazione del Teatro alla Scala di Milano, avvenuta nel 1778, e di cinquantacinque anni quella del Teatro La Fenice di Venezia, aperto nel 1792.
La progettazione del nuovo teatro fu affidata all’architetto e ingegnere militare Giovanni Antonio Medrano, mentre Angelo Carasale, appaltatore e impresario teatrale, ebbe un ruolo fondamentale nella realizzazione dell’opera. I lavori, avviati nel marzo del 1737, furono portati a termine in tempi eccezionalmente brevi, appena otto mesi, per una spesa di circa settantacinquemila ducati. Il risultato fu un edificio destinato a diventare il fiore all’occhiello della monarchia borbonica.
La sala originaria, caratterizzata da sei ordini di palchi e da un palco reale in grado di accogliere dieci persone, colpiva per le sue dimensioni e per la ricchezza degli apparati decorativi. Lo stemma reale, collocato sopra l’arco scenico, e gli ornamenti nei colori della Casa regnante, tra cui l’azzurro, contribuivano a conferire all’ambiente una solennità che univa la magnificenza dello spettacolo alla rappresentazione del potere dinastico.

La serata inaugurale vide la rappresentazione dell’Achille in Sciro, su libretto di Pietro Metastasio e con musica di Domenico Sarro, accompagnata da due «balli per intermezzo». L’evento celebrava così l’onomastico del sovrano attraverso un’opera destinata a incarnare le ambizioni culturali della Napoli borbonica.
L’inaugurazione del Real Teatro di San Carlo non fu, tuttavia, soltanto un evento di corte. Dietro la magnificenza dell’edificio si delineava una precisa volontà politica: fare di Napoli una capitale all’altezza delle maggiori corti europee, capace di affermare il proprio prestigio anche attraverso la promozione delle arti e dello spettacolo.
Carlo di Borbone, insediatosi sul trono napoletano nel 1734, aveva restituito alla città il ruolo di capitale di un regno autonomo dopo oltre due secoli di governo vicereale. In questo contesto, la costruzione del San Carlo assumeva un significato che andava ben oltre la realizzazione di un nuovo teatro: rappresentava la volontà di conferire alla monarchia una sede degna della propria dignità e di offrire alla capitale un’istituzione culturale in grado di competere con quelle delle principali città europee.

Il Teatro di San Carlo divenne un punto di riferimento e un modello architettonico per i principali teatri d’opera europei. La scelta di intitolare il teatro al santo che portava il nome del sovrano rafforzava ulteriormente il legame tra la persona del re e l’opera da lui voluta. La vicinanza al Palazzo Reale, con il quale il teatro era collegato, consolidava questo rapporto: la vita di corte e quella dello spettacolo si integravano in uno spazio in cui l’arte diventava anche espressione della sovranità.
Sarebbe riduttivo considerare il San Carlo soltanto come uno strumento di prestigio per la corte borbonica. La sua inaugurazione contribuì a consolidare una tradizione musicale che già da tempo faceva di Napoli uno dei principali centri europei dell’opera. Il nuovo teatro offrì a questa tradizione una sede monumentale, accrescendo la visibilità di compositori come Leonardo Leo e Niccolò Porpora, protagonisti della scuola musicale napoletana, e di interpreti come Vittoria Tesi, che aveva calcato il palcoscenico del San Carlo fin dalla serata inaugurale.
Fu anche attraverso iniziative come questa che Napoli rafforzò la propria centralità culturale, affermandosi come una delle grandi capitali europee della musica e del melodramma. Un’eredità che avrebbe attraversato i secoli, ben oltre il regno del suo fondatore.





