Il fallimento Petrecca: le gaffe, lo sciopero, le dimissioni
- Mario Bove

- 13 ore fa
- Tempo di lettura: 2 min
Abbiamo dovuto attendere tredici giorni prima che la parola “dimissioni” fosse pronunciata da Paolo Petrecca, l’oramai ex direttore di RaiSport. Due settimane in cui l’impreparazione e l’improvvisazione mostrate nella telecronaca della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 hanno sortito tanti effetti. Il primo è stato l’ovvio imbarazzo dei molti che hanno seguito le parole del giornalista meloniano fra commenti infarciti di luoghi comuni sulle caratteristiche di alcune nazionalità ed errori su nomi, luoghi, persone, città, mestieri… Non era purtroppo un gioco di società ma la diretta mondiale di uno dei momenti più attesi dello sport internazionale.

Come si è arrivati a questa serie di gaffe? Il giornalista inizialmente incaricato di seguire le celebrazioni era Auro Bulbarelli. Il vice direttore di RaiSport aveva però bruciato in conferenza stampa il coup de théâtre d’apertura relativo all’arrivo del Presidente Mattarella in un tipico tram milanese, guidato da Valentino Rossi. Le ricostruzioni giornalistiche vogliono che Petrecca abbia imposto sé stesso su altre proposte, incurante di alcuni tentativi di dissuasione.
Dopo la disastrosa cronaca, sottolineata anche da diversi media esteri, sono prevedibilmente scattate le polemiche nei confronti dei vertici RAI. Lo scontro fra le forze politiche (essendo l’ex direttore in quota Fratelli d’Italia) ha subito ceduto il passo all’eclatante protesta dei giornalisti sportivi Rai che hanno proclamato una serie di iniziative come lo “sciopero delle firme” sulle corrispondenze dalle gare fino alla conclusione dei giochi.
Il sindacato Usigrai, che rappresenta i giornalisti del servizio pubblico, oltre a informare delle ragioni dei giornalisti, ha rilanciato questa forma di protesta per lo scorso 13 febbraio estendendola a tutti i telegiornali, radiogiornali, web e programmi di informazione delle reti Rai. La firma è una delle attestazioni professionali più importanti per un articolista perché ne marca l’autorialità, lo lega al suo operato e, direttamente, alle responsabilità conseguenti. Rinunciarvi è un atto forte sebbene rispettoso del diritto all’informazione in capo ai cittadini.
Questa azione si inserisce in un più ampio quadro di agitazione dei dipendenti Rai che segnalano la disastrosa ingerenza della politica nella conduzione aziendale della tv di Stato, giudicata svilente per le risorse interne, la qualità del servizio e dell’informazione stessa. Nel caso specifico qui in esame, il sindacato ha accusato i vertici di aver affidato, come si afferma in un comunicato, “la gestione della testata sportiva nell’anno delle Olimpiadi a un direttore (Petrecca) sfiduciato per tre volte in pochi mesi dalle redazioni”. L’Usigrai prosegue individuando come conseguenze “enormi danni all’immagine e alla reputazione dell’azienda, e di ci lavora”.
Le pressioni sui vertici Rai hanno prodotto la decisione di non affidare al dimissionario meloniano anche la telecronaca di chiusura, interrompendo la consuetudine di far condurre inaugurazione e conclusione alla stessa figura. Per il finale del 22 febbraio torna ai microfoni l’escluso della prima ora, Auro Bulbarelli, con l’augurio che svolga degnamente questo ruolo e faccia archiviare al più presto questo momento di defaillance del giornalismo pubblico. Intanto, alla direzione di RaiSport è subentrato temporaneamente il cronista sportivo Marco Lollobrigida.





