ICE in Italia per le Olimpiadi Milano-Cortina: sicurezza a rischio
- Davide Inneguale

- 10 ore fa
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Le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 avrebbero dovuto essere, nel racconto istituzionale, la vetrina del rilancio italiano e della cooperazione internazionale. Tuttavia, dietro le quinte dei preparativi, si è consumato un caso diplomatico e di sicurezza che getta un'ombra sulla gestione della sovranità nazionale. Tutto ha avuto inizio con le prime indiscrezioni giornalistiche che segnalavano la presenza massiccia di agenti dell’ICE, pronti a operare sul suolo italiano. Di fronte a queste notizie, la prima reazione del Governo è stata una negazione netta, quasi stizzita. Il Ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha inizialmente liquidato la questione con un "non ci risulta", cercando di rassicurare l’opinione pubblica sul fatto che la gestione dell’ordine pubblico fosse saldamente in mani italiane. Era il tentativo di mantenere una facciata di controllo su una situazione che stava già sfuggendo di mano.
Non molte ore dopo, però, la strategia comunicativa è cambiata radicalmente. Di fronte all'evidenza dei fatti, i membri dell'esecutivo sono passati da negare a sminuire. Sia Piantedosi che il Ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno iniziato a sostenere che, anche se questi agenti fossero stati presenti, non ci sarebbe stato "nulla di male". Tajani è arrivato persino a dichiarare, con un paragone piuttosto discutibile, che gli agenti americani "non sono mica le SS", derubricando la loro presenza a una normale attività di coordinamento per la protezione della delegazione statunitense. Questo tentativo di normalizzazione ha cercato di far passare per ordinaria amministrazione quella che, a tutti gli effetti, appariva come un’ingerenza senza precedenti di un corpo di polizia straniero con scarse attitudini diplomatiche.
La vera e propria "sbugiardata" è arrivata però direttamente dagli Stati Uniti. Mentre a Roma si cercava di minimizzare, da Washington è giunta la conferma ufficiale: gli agenti dell’ICE e dell’HSI sono stati effettivamente mobilitati per la missione in Italia. Questa conferma ha ridicolizzato le precedenti dichiarazioni del governo italiano, lasciando aperti interrogativi inquietanti sulle reali funzioni che questi agenti andranno a svolgere. Non si tratta più solo di scorte armate, ma di una presenza operativa i cui confini d'azione restano pericolosamente sfumati, soprattutto in un contesto internazionale dove la distinzione tra sicurezza e controllo politico si fa sempre più sottile.
Il punto più critico dell’intera vicenda non è però solo burocratico, ma riguarda il modus operandi dell’ICE negli Stati Uniti. Parliamo di un’agenzia che nell’ultimo mese è stata accusata di agire come una vera e propria milizia politica, rispondendo con estrema fedeltà alle direttive di Donald Trump piuttosto che ai protocolli democratici standard. Le cronache americane, specialmente quelle legate ai fatti di Minneapolis, sono piene di episodi di abusi di potere e violenza gratuita. Le vittime innocenti di queste operazioni, come i casi tragici di Alex Pretti e Renee Good, quest'ultima uccisa in circostanze mai del tutto chiarite durante un'operazione federale, restano ferite aperte che dimostrano l'approccio paramilitare di questi agenti. Portare in Italia, tra le folle olimpiche, uomini addestrati (e non) in contesti di repressione violenta e abituati a muoversi in una zona grigia della legalità, rappresenta un rischio enorme per i diritti civili e per la sicurezza dei cittadini stessi. La sensazione è quella di aver aperto le porte a una forza antidemocratica che risponde a logiche straniere, il tutto sotto lo sguardo rassegnato o complice di un governo che ha preferito sminuire piuttosto che proteggere la propria integrità.






