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I bambini di Charles Dickens e il senso di umanità

Il pensiero morale di Cora Diamond, per il quale occorre mobilitare un’intera visione (quella dell’intero mondo) per penetrare la validità di senso, ha la sua massima espressione nel sentimento di umanità. Su questo tema la filosofa ritorna molte volte nei suoi scritti. Si tratta di un sentimento rivolto non solo alle persone, ma anche agli animali e all’ambiente stesso.

 

Il senso di umanità, secondo Diamond, è nutrito da una complessa varietà di aspetti ed esperienze. Questo vuol dire che nessun concetto morale, nessun pensiero morale, così come nessun sentimento morale può essere generalizzato, se non si vuole svuotare l’esperienza della sua complessità e se si vuole comprendere il peso e anche le modulazioni di significato che il senso di umanità porta con sé. Esso, per esempio, può derivare da un piano di esperienza personale, come un ricordo, cioè il “ricordo dell’essere stati bambini”, e, dunque, può scaturire da un ritorno a quell’esperienza di vita passata.

 

Piergiorgio Donatelli, nell’Introduzione a Immaginazione e vita morale[1] di Diamond, osserva:

 

«L’esempio che voglio presentare riguarda il modo in cui il senso di umanità è connesso con il fatto di essere stati bambini. Dickens è un autore molto importante per Diamond. Le descrizioni che Dickens ci dà della vita dei bambini contribuiscono al nostro profondo senso della vita, e di ciò che è interessante e importante […] Diamond vuole mostrare come un senso di umanità sia carico di sentimento e come questa capacità di sentire sia connessa con una varietà di emozioni che sono collegate assieme nello sguardo che un bambino rivolge alle cose. È la “vulnerabilità dei bambini, l’intensità delle loro speranze, la profondità delle loro paure e delle loro sofferenze, il loro piacere nei giochi, la loro gioia nell’ascoltare storie” e molte altre ancora, che costituiscono il senso che abbiamo di noi stessi come bambini e che è parte del senso di umanità. Perciò la scoperta della capacità di sentire, che è propria del senso di umanità, chiama in causa un’attenzione che Diamond riesce a ridestare attraverso il suo stile narrativo – non descrivendo nello stile della psicologia empirica la vita dei bambini ma aiutandosi con Dickens a mostrare una visione complessiva che troviamo nei bambini, un intero arco di capacità affettive, un mondo intero che possiamo rivivere immaginativamente dentro di noi»[2].

Immagine generata con AI
Immagine generata con AI

Le descrizioni di Dickens della vita dei bambini sono spesso terribili, ritraggono scene crude e drammatiche. Nei romanzi di Dickens emergono con forza le condizioni di vita dei bambini nella prospettiva del realismo ottocentesco: condizioni attraversate da un elevato grado di difficoltà, di durezza, circondati dalla spietatezza del mondo adulto, spesso vittime di questa spietatezza. Però Diamond afferma che le descrizioni che Dickens ci offre della vita dei bambini contribuiscono ad arricchire il nostro senso di umanità, contribuiscono a farci capire ciò che è interessante. «Dickens pensava che senza la presenza immaginativa in noi del bambino che eravamo, come adulti siamo incapaci di godimento e di speranza, e ciò ci danneggia moralmente»[3].

 

Nel paragrafo “L’importanza di essere umani” Diamond, commenta il Canto di Natale di Dickens e sottolinea l’importanza di questa dimensione dell’infanzia, di questa esperienza nella coltivazione del senso di umanità. Infatti Lei dice che Dickens cerca di mostrarci come negli atti di umanità possa essere presente il senso immaginativo e la capacità di commuovere dell’infanzia. Questa capacità di commuovere è legata al senso di noi stessi in quanto bambini. Dickens cerca di farci capire come la presenza o l’assenza di un sentimento definisce il modo in cui agiamo, il modo in cui ci comportiamo. Il senso di umanità è carico di sentimento, cioè costituisce la capacità di sentire, sentire l’altro, sentire il mondo circostante, sentire noi stessi, sentire il nostro essere stati bambini. Questa capacità di sentire, che è connessa al senso di umanità, è legata a sua volta da un insieme di emozioni.

 

La condizione dei bambini descritta da Dickens mostra chiaramente come tutti i sentimenti sorreggono il concetto morale di umanità. Questo concetto è difficilmente riconducibile a una definizione unitaria e gli esempi delle immagini dell’infanzia, che porta con sé questa scoperta della capacità di sentire, servono proprio a mostrarne la complessità. Nei bambini troviamo un intero arco di capacità affettive, non un’immagine unitaria e omogenea. Un mondo intero si svela nelle immagini dei bambini offerte da Dickens, un mondo intero che noi possiamo rivivere immaginativamente dentro noi stessi. Secondo Diamond la lettura del romanzo è una lettura formativa e trasformativa dell’io, cioè il linguaggio della letteratura è un linguaggio che trasforma l’io e lo educa.

 

Diamond, analizzando uno dei personaggi dell’autore inglese, Scrooge, mostra come funziona il risveglio delle emozioni, dei sentimenti e, in particolare, il risveglio del sentimento di umanità. Scrooge attraverso le immagini dei bambini, rivive le attese, le speranze del Natale dei bambini e attraverso queste riconsidera quello che è il concetto di “essere esseri umani” e vede quelle attese e quelle speranze come parte di questo concetto, lo vede proprio attraverso un risveglio di emozioni e sentimenti. La scena riportata da Diamond del Canto di Natale è quella di un bambino che canta alla porta di Scrooge un inno natalizio, un’immagine dell’infanzia che commuove lo stesso Scrooge.

  

«Lo Scrooge di Dickens viene trasformato dal fantasma del Natale passato, il quale gli fa rivivere lo Scrooge bambino […] ed è questo che lo tocca. Il suo essere immaginativamente toccato da se stesso bambino è quindi presente nel risveglio di umanità che avviene in lui, nel risveglio della capacità di essere toccato dal bambino che canta un inno alla sua porta.[…] Dickens […] cerca di mostrarci come negli atti di umanità possa essere presente un senso immaginativo della capacità di commuovere dell’infanzia legato al senso di noi stessi in quanto bambini, e come la sua assenza possa essere percepita anche in ciò che facciamo e in ciò che siamo capaci di sentire»[4].

[1] Cora Diamond, L’immaginazione e la vita morale, (a cura di Piergiorgio Donatelli), Roma, Carocci editore, 2006.

[2] Ivi, pp 21, 22.

[3] Ivi, p.94.

[4] Ivi, p. 95.

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