Francesca Albanese: l’arte della verità tra i capricci dei potenti
- Ilenia D’Alessandro

- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 3 min
Se c’è una cosa che impari rapidamente come Relatrice Speciale ONU per i Territori palestinesi occupati, è che la neutralità è un concetto molto relativo. Lo sa bene Francesca Albanese, bersaglio di sanzioni americane, richieste di dimissioni da Francia e Germania e di una campagna mediatica che sembra uscita da un manuale di come delegittimare chi osa raccontare fatti scomodi. Ma, sorpresa, non è la prima a vivere questa esperienza.

Prima di Francesca ci sono stati Richard Falk, John Dugard e Michael Lynk. Falk, statunitense e relatore tra il 2008 e il 2014, fu accusato da Israele e dagli Stati Uniti di essere “unilateralmente sbilanciato” e “politicizzato” dopo aver denunciato presunti crimini di guerra a Gaza. È stato persino espulso all’aeroporto israeliano, con grande scalpore, per avere avuto il coraggio di documentare la realtà sul campo. Dugard, dal Sudafrica, e Lynk, dal Canada, hanno vissuto la stessa sorte: critiche istituzionali, campagne di delegittimazione e richieste di condanna formale. Tutto questo senza mai abbandonare la loro indipendenza e il loro mandato.
E oggi tocca ad Albanese. Gli Stati Uniti la colpiscono con sanzioni economiche, la Francia e la Germania chiedono dimissioni e, come ciliegina sulla torta, sui social gira un video “incriminante” ma manipolato. Beh, cosa c’è di nuovo? I relatori ONU non sono certo estranei a queste pratiche. Chi si mette a difendere i diritti umani dove i diritti vengono calpestati sa bene che la critica è il prezzo della verità.
Ironia della sorte: mentre alcuni governi la accusano di essere troppo di parte, come se fosse roba sporca essere dalla parte delle persone oppresse davanti a un genocidio, Albanese viene difesa dall’ONU, che ribadisce la sua indipendenza e sottolinea che non ha mai definito uno Stato “nemico dell’umanità”. Esatto, l’ONU rifiuta categoricamente di sollevarla dal suo ruolo.
In pratica, il copione è lo stesso di sempre: chi documenta i soprusi, dall’entrata negata nei territori occupati alle accuse di parzialità, viene attaccata, mentre il problema reale, le violazioni del diritto umanitario e internazionale, nonché il crimine di genocidio, rimangono immutati.
Non c’è bisogno di un manuale per capire la dinamica: relatori speciali che fanno il loro lavoro, governi che non vogliono sentir parlare di violazioni, ONG pro-Israele che pretendono di “condannare” chi osa scrivere rapporti indipendenti. Falk, Dugard, Lynk e ora Albanese: la storia si ripete con puntuale prevedibilità. E, sempre, il vero scandalo non è la relatrice che denuncia, ma chi vuole silenziarla.
Chi segue la causa palestinese lo sa: denunciare le violazioni dello stato di diritto, in Palestina, è come attraversare un campo minato. Albanese lo fa con coraggio e metodo, documentando fatti, difendendo leggi internazionali e respingendo accuse basate su disinformazione. Gli attacchi mediatici e diplomatici sono prevedibili e vergognosi eppure, ogni volta, gli oppressori e i loro compagni di merende sembrano scandalizzarsi delle denunce, come fosse la prima volta che qualcuno osa raccontare la verità.
In definitiva, Francesca Albanese è e rimarrà una relatrice una relatrice che ha scelto di fare il suo lavoro. E se si è mai dichiarata contro qualcosa e qualcuno è sempre stato solo contro le violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale, contro il genocidio e i suoi autori e i loro complici.
E se questo fa arrabbiare Washington, Parigi o Berlino, pazienza. La storia dei relatori speciali mostra che i veri eroi e le vere eroine spesso pagano un prezzo alto per la loro indipendenza e che le accuse rumorose, le campagne diffamatorie, non sono segnali di colpa ma di efficacia.
Ecco perché, mentre alcuni discutono di video manipolati e dichiarazioni decontestualizzate, Albanese continua a fare ciò per cui è stata scelta: monitorare, documentare e difendere i diritti di chi non ha voce.
Chi la critica con toni sguaiati e titoli allarmistici dovrebbe ricordare che la cronaca internazionale è piena di precedenti: chi attacca Francesca Albanese lo fa per paura della verità.
E la verità, come sempre, è più testarda di qualsiasi campagna mediatica.





