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Festival di Sanremo, quarta serata

Ieri sera è andata in scena la serata delle cover e dei duetti, da qualche anno ormai una delle puntate più interessanti del Festival.

 

Quest’anno, complice la noia imperante di questa edizione e il parterre di cantanti e canzoni scelte, la serata più interessante della manifestazione è apparsa leggermente sottotono rispetto agli ultimi anni.

 

Carlo Conti, dopo aver perso quel pezzo da novanta della comicità che è Pucci si è affidato ad Alessandro Siani, evidentemente perché nessun altro comico, visto il clima e la situazione, ha accettato di partecipare. Personalmente non ho mai particolarmente apprezzato la presenza di Siani su questo tipo di palco e, visti i commenti in giro, forse nemmeno questa è stata la volta giusta.

 

Veniamo alle canzoni: trionfa Ditonellapiaga con Tony Pitony, che hanno interpretato in maniera divertente e provocatoria il brano “The lady is a tramp”, pezzo jazz del 1937, cavallo di battaglia di Frank Sinatra. In seconda posizione si classifica Sayf accompagnato da Alex Britti e Mario Biondi con “Hit the road Jack”, altro brano classico, composto da Ray Charles. Terza Arisa, che quest’anno inspiegabilmente piace, che con il coro del Teatro Regio di Parma ha interpretato “Quello che le donne non dicono”, brano portato al successo da Fiorella Mannoia e scritto da Enrico Ruggeri, considerato ancora oggi un inno alle donne ma che in realtà cela un maschilismo sottile in sottofondo (tanto è vero che la stessa Mannoia più volte ne ha modificato il testo). Insomma, tra le prime tre posizioni due brani in inglese, che poi qualcuno mi spieghi perché al festival della canzone italiana si debbano portare cover di canzoni inglesi: questo fatto resta sempre un mistero.

 

Paraculata della serata: Tredici Pietro, figlio del mitico Gianni Morandi, si fa accompagnare a sorpresa (forse) dal padre con il bellissimo brano “Vita”, grande successo cantato all’epoca con Lucio Dalla. Queste mosse “genitoriali” a mio parere sono scorrette, perché i cantanti in questione prima si lamentano di dover portare un cognome importante (vedi anche Angelina Mango) e poi alla prima occasione lo sfruttano per avere consenso. Per me bocciato!

 

Sal Da Vinci, ormai lanciatissimo con la sua “Per sempre sì” ci regala una cover classicissima al limite del vecchiume (per citare Manuel Agnelli) duettando con Michele Zarrillo nella sua famosa “Cinque giorni”. Vocalmente ineccepibili seppur con qualche svisata di troppo di Zarrillo. Ne sentivamo il bisogno? Assolutamente no.

 

Quota trash per le Bambole di pezza con Cristina D’avena in “Occhi di gatto”, classico cartoon di noi millennials che abbiamo tutti cantato a squarciagola sicuramente davanti alla tv (non neghiamolo!), ed Elettra Lamborghini che ci rispolvera inspiegabilmente “Asereye” con le Las Ketchup, e ne avremmo fatto volentieri a meno.

LDA e AKA 7ven alla conferenza stampa nella sala Lucio Dalla a Sanremo 2026 - Ferdinando Traversa, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
LDA e AKA 7ven alla conferenza stampa nella sala Lucio Dalla a Sanremo 2026 - Ferdinando Traversa, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Menzione d’onore a LDA e Aka7even che hanno portato sul palco di Sanremo Tullio de Piscopo con l’evergreen “Andamento lento”, dimostrando che a ottanta anni si può essere ancora un mostro sul palco senza scatenare l’effetto mummia, e a Joah Thiele che ha accompagnato Nayt in una raffinata cover della “Canzone dell’amore perduto” di De Andrè. Occasione sprecata per il bellissimo brano di Dalla “L’ultima luna”, portato purtroppo da Tommaso Paradiso.

 

Momenti topici: il bacio forse censurato tra Gaia e Levante e il mitico Grignani che chiede il numero di Pausini dopo la querelle sulla cover di quest’ultima de “La mia storia tra le dita”.

 

Voglio portare all’attenzione, inoltre, un altro fenomeno di questo festival: i premi alla carriera elargiti a destra e a manca, in questo caso è la volta di Caterina Caselli, per carità, grandissima produttrice e protagonista della musica italiana, ma basta con tutte queste celebrazioni dei vecchi sul palco: che si faccia una trasmissione a parte.

 

Inoltre, a tarda notte è andato in scena il professor Vincenzo Schettini, diventato famoso per il canale social “la fisica che ci piace” che ci ha lanciato un pippone contro la dipendenza dai social, dopo essere diventato famoso proprio grazie ai social e dopo le polemiche venute fuori negli ultimi giorni che hanno evidenziato come il professore in questione abbia appunto usato i canali social in maniera non proprio ortodossa con i suoi studenti.

 

Insomma, Carlo Conti quest’anno non ne sta azzeccando tante. Speriamo che questa sera l’atmosfera sia più festosa e ci regali qualche guizzo che ci ricorderemo nei prossimi anni.

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