Escalation elettorale: Bibi e Trump contro Teheran
Domenica il parlamento iraniano ha approvato la nomina di Mehrdad Akhlaghi a ministro della Difesa, in seguito all’uccisione del suo predecessore, Aziz Nasirzadeh, durante il conflitto contro Israele e gli Stati Uniti.

The White House, Public domain, via Wikimedia Commons
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha appoggiato Akhlaghi, esortando il parlamento a confermarlo nella carica di ministro, data la necessità di avere persone disposte a sacrificare la propria vita per mantenere in vita la Repubblica islamica. Akhlaghi ha lavorato per diversi anni al ministero della Difesa e, secondo quanto riportato dai media locali, tra i suoi precedenti incarichi figurano la direzione del Gruppo Industriale Shahid Bakeri e la carica di direttore generale dell’Organizzazione per le Industrie Aerospaziali.
Il nuovo ministro è stato coinvolto nello sviluppo dell’industria missilistica iraniana, tanto da essere stato sanzionato nel 2007 dalle Nazioni Unite e nel 2008 dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti per il suo ruolo nello sviluppo e nell’approvvigionamento di materiali destinati ad ampliare il programma missilistico iraniano, considerato una minaccia sia da Washington sia da Tel Aviv.
Appena insediato, Akhlaghi ha minacciato il presidente statunitense Donald Trump, invitando gli Stati Uniti a ritirare il personale americano dalla regione mediorientale e affermando che qualsiasi attacco contro l’Iran provocherebbe una risposta molto dura, senza tuttavia entrare nei dettagli.
In un messaggio di congratulazioni per la nuova nomina, il comandante in capo dell’esercito iraniano, Amir Hatami, ha sottolineato la necessità di adottare nuove misure per migliorare la prontezza al combattimento e rafforzare la deterrenza della Repubblica islamica contro eventuali nuovi attacchi.
Nel frattempo, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è alle prese con una feroce campagna elettorale per essere rieletto. In un’intervista a Fox News, ha ribadito che i suoi obiettivi per un eventuale nuovo mandato sarebbero porre fine alla minaccia rappresentata dall’Iran e contrastare le ambizioni di Teheran, che, secondo Netanyahu, si estendono oltre Israele e costituiscono una minaccia diretta tanto per gli Stati Uniti quanto per l’Europa.
Alcuni funzionari iraniani, invece, sostengono che il nuovo leader supremo dell’Iran, Mojtaba Khamenei, potrebbe assumere una posizione diversa da quella del padre, Ali Khamenei, riguardo alla possibilità di sviluppare armi nucleari. Secondo queste fonti, gli appelli a favore di una deterrenza credibile si sono fatti più insistenti da quando è iniziata la guerra con Israele e gli Stati Uniti.
Questo dibattito interno alla Repubblica islamica dà involontariamente adito alla campagna elettorale di Netanyahu, il quale continua a sostenere che siano indispensabili un’ulteriore pressione economica e militare nei confronti dell’Iran e la totale eliminazione della sua leadership politica, ponendo le basi per una ripresa del conflitto con o senza il sostegno di Washington.
Per impedire lo sviluppo di un’arma nucleare da parte dell’Iran, il presidente Trump minaccia nuovamente di colpire Pickaxe Mountain, un sito collegato al programma nucleare iraniano situato a due chilometri dal sito di Natanz, già colpito durante il conflitto tra Iran, Israele e Stati Uniti con l’obiettivo di distruggere gli impianti di arricchimento dell’uranio.
L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) aveva confermato che l’impianto in superficie era stato demolito, mentre quello sotterraneo era stato gravemente danneggiato. Indeboliti entrambi e prossimi alle elezioni, Trump e Netanyahu potrebbero ricorrere alla ripresa delle ostilità contro la Repubblica islamica per rafforzare la propria leadership. Si teme, infatti, che possano sfruttare il conflitto a fini elettorali, dal momento che, finora, le guerre non hanno portato benefici alle campagne elettorali di nessuno dei due.




