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Dalla Ghigliottina allo Smartphone: L’Eterno Spettacolo della Pena

13 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

Il ministro della Guerra americano ha annunciato che la prossima esecuzione capitale sarà trasmessa in diretta streaming. Presentata dall'amministrazione come un'operazione di trasparenza e soprattutto come un estremo deterrente contro i crimini più gravi, la decisione spalanca in realtà le porte del prime time globale alla morte di Stato, trasformandola ufficialmente in intrattenimento di massa. In sostanza, cambia soltanto il supporto tecnico, ma la grammatica profonda del potere resta identica a quella dei secoli scorsi. Nell’Età Moderna, le monarchie europee facevano del supplizio un "teatro del potere", secondo la celebre definizione di Michel Foucault. Squartamenti, gogne e impiccagioni pubbliche non servivano soltanto a punire il reo, ma a impartire una violenta lezione alla folla: la sofferenza del condannato doveva educare la società attraverso il terrore e la dimostrazione dell'autorità.


Pete Hegseth, Ministro della Guerra USA. https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/fd/Pete_Hegseth_%2852251960413%29.jpg?utm_source=commons.wikimedia.org&utm_campaign=index&utm_content=original

Gage Skidmore from Surprise, AZ, United States of America, via Wikimedia Commons

La Rivoluzione Francese cercò poi di modernizzare e razionalizzare la pena. La ghigliottina nacque infatti come una macchina "igienica ed egualitaria", ma finì per trasformare le piazze parigine nel più gremito, macabro e morboso palcoscenico d’Europa. Non è un caso che, proprio in quell'epoca di grandi trasformazioni sociali, la nascita della stampa popolare inventasse la "cronaca nera": le gazzette e gli avvisi popolari con i dettagli scabrosi sui crimini e sulle esecuzioni andarono letteralmente a ruba, dimostrando per la prima volta nella storia come il sangue e il macabro potessero diventare un redditizio bene di consumo editoriale.


Nel Novecento, le due Guerre Mondiali hanno poi perfezionato la mediatizzazione dell'orrore attraverso i cinegiornali, le fotografie e le cartoline di propaganda. In tempi ben più recenti, la medesima leva psicologica è stata usata con spregiudicatezza dal terrorismo globale: dalle videocassette inviate da Al-Qaeda fino ai video dell’ISIS girati in alta definizione, la decapitazione è diventata un vero e proprio content virale, studiato nei dettagli per bucare gli algoritmi dei social e fare leva sulla fame di voyeurismo del pubblico.


Oggi questa fame di macabro trova il suo sfogo ideale specialmente nell'industria dell'intrattenimento. Il successo travolgente delle serie Netflix sui serial killer e dei documentari true crime dimostra quanto la psicologia umana sia ancora magneticamente attratta dal crimine e dalla violenza reale. Guardare il mostro "a distanza di sicurezza", trasformando l'orrore in binge-watching da divano, è la versione moderna della folla che accorreva al patibolo.


Gli Stati Uniti, d'altronde, sono una nazione che ha sempre costruito la propria identità ed egemonia sull'uso spietato della forza e sulla difesa intransigente della pena capitale, piegandole sistematicamente al proprio tornaconto politico e geopolitico. La coercizione non è mai stata un tabù per Washington, ma un pilastro di sovranità, e lo streaming dell'esecuzione si inserisce perfettamente in questo solco storico. Adottando le stesse dinamiche visive dello spettacolo digitale, la superpotenza americana riafferma la propria attitudine a esibire la muscolatura del potere: la morte del condannato diventa la dimostrazione plastica di uno Stato che sfrutta le pulsioni più oscure della psicologia umana pur di ribadire, a favore di camera, chi detiene il monopolio supremo della violenza.

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