Elezioni in Israele
Risultato storico per i partiti arabi. Likud primo partito. Yashar! non ottiene abbastanza seggi per governare.

Il 27 ottobre del 2026 sarà una data che comparirà nei libri di storia di Israele. Gli elettori israeliani si sono recati alle urne per eleggere i nuovi deputati del Parlamento israeliano, la Knesset, e il nuovo governo. Il primo ministro uscente Benjamin Netanyahu ha pubblicato insistentemente su X appelli al proprio elettorato affinché si affrettasse a recarsi alle urne, definendo la situazione uno «Stato di emergenza!», in quanto «le forze della sinistra stavano assalendo i seggi elettorali, mentre quelle di destra erano indifferenti». Gli stessi leader dei partiti di opposizione, come Naftali Bennett e Yair Lapid, hanno sollecitato il proprio elettorato a votare per «salvare Israele e lo Stato da una catastrofe». Il principale avversario dell'attuale premier, Gadi Eisenkot, ha scritto che «il cambiamento era in pericolo» e ha invitato gli elettori ad affrettarsi a votare per «il partito più grande di Israele: Yashar!».
Durante la giornata, il partito del primo ministro Netanyahu, il Likud, ha chiesto che l'orario di voto fosse prolungato oltre le 22 (le 21 italiane). La proposta è stata respinta dalla Commissione elettorale centrale, poiché l'elevata affluenza alle urne a livello nazionale testimoniava un forte coinvolgimento dei cittadini nel processo democratico e, per tale motivo, non risultava necessario prolungare l'orario di voto. In base alle previsioni, le attuali elezioni sono state le più partecipate dal 1973, anno in cui sono iniziate le registrazioni orarie dell'affluenza degli elettori. Tra i detenuti aventi diritto di voto, ha votato l'88,7%, secondo quanto dichiarato dal Servizio penitenziario israeliano (IPS), in aumento rispetto al 79% del 2022. L'affluenza alle urne tra i soldati dell'IDF, alle 17, si attestava intorno al 68%, rispetto al 65% del 2022.
Secondo la Commissione elettorale centrale, l'affluenza alle urne degli arabi israeliani in queste elezioni è stata più alta rispetto agli anni precedenti, in particolare nei villaggi beduini. I sondaggi pubblicati dalle varie testate giornalistiche israeliane davano i due principali partiti arabi, Ra’am e Lista Unita, intorno ai 18 seggi complessivi alla Knesset, rispetto ai 5 seggi che ciascuno deteneva nel Parlamento uscente. Il presidente di Yashar!, Eisenkot, dopo aver osservato i risultati dei primi sondaggi diffusi alla chiusura delle urne, ha dichiarato che gli elettori avevano manifestato una totale sfiducia nei confronti del governo di Netanyahu, aggiungendo che avrebbe attuato immediatamente la volontà popolare e istituito un governo di mobilitazione sionista.
Secondo i primi exit poll, l'opposizione raggiungerebbe una maggioranza di 70 seggi, ma il blocco di Eisenkot non otterrebbe i 61 seggi necessari per la formazione di un governo, qualora il presidente continuasse a escludere la possibilità di una coalizione con i partiti arabi. Sempre secondo Canale 12, i partiti religiosi Otzma Yehudit e Sionismo Religioso avrebbero ottenuto circa sei seggi ciascuno, mentre il partito B’Yachad di Bennett e Lapid avrebbe ottenuto circa 12 seggi. Il blocco di Eisenkot avrebbe raggiunto circa 52 seggi, mentre quello di Netanyahu circa 50, senza riuscire a ottenere la maggioranza necessaria di 61 seggi per la formazione di un governo.
Lo scrutinio definitivo sarà completato mercoledì 4 novembre. In attesa dei risultati definitivi, il Medio Oriente è in apprensione per il timore di una nuova guerra contro l'Iran da parte di Israele e Stati Uniti, alla quale potrebbero aggiungersi anche Hezbollah, Hamas e gli Houthi. Le elezioni in Israele rappresentano una breve parentesi rispetto alla violenza che il Medio Oriente vive dal 7 ottobre 2023, se non da sempre.




