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Educare nell’era dell’IA

Nuove architetture di conoscenza con la prof.ssa Monica Di Domenico


Introduzione editoriale


Nell’intreccio tra ricerca, pratiche formative e riflessioni sui processi di trasformazione dei saperi, accogliamo l’autorevole contributo della prof.ssa Monica Di Domenico, docente di IA e Processi Educativi e di AIED – Intelligenza Artificiale per l’Educazione, presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale.

 

Il suo percorso accademico si sviluppa nell’ambito dei corsi di laurea in Scienze dell’educazione e della formazione e in Scienze pedagogiche, con una solida produzione scientifica nell’ambito dei processi di innovazione didattica, dell’evoluzione dei modelli educativi e delle dinamiche di sviluppo delle competenze.

 

Particolare intensità permea i suoi lavori, incentrati sulle trasformazioni introdotte dalla digitalizzazione, dalle nuove configurazioni di insegnamento-apprendimento e dalle sfide pedagogiche contemporanee. Un’attività di ricerca che si distingue per impianto metodologico e capacità di sintesi tra dimensione teorica e attuazione pratica dei fenomeni educativi; un profilo scientifico capace di coniugare magistralmente profondità analitica e sensibilità interpretativa.

 

La seguente riflessione si inserisce in questo orizzonte di ricerca, offrendo al lettore uno sguardo competente e articolato sulle nuove architetture dell’innovazione educativa e sulle loro implicazioni culturali, didattiche e formative che descrivono, attraverso analisi teorica, ricerca e pragma, le traiettorie della nuova scuola; invita a interpretare le potenzialità dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie emergenti quali strumenti per ripensare criticamente modelli, pratiche e finalità dell’educazione, nella consapevolezza del ruolo strategico e funzionale che la formazione è chiamata a svolgere nella costruzione della società che verrà.


Nadia De Cristofaro

Prof.ssa Monica Di Domenico
Prof.ssa Monica Di Domenico

La complessità dei contesti educativi contemporanei nasce dall’intreccio tra soggetti, saperi, istituzioni, tecnologie, dati e forme sempre nuove di mediazione. Ogni scelta compiuta all’interno di questi ambienti interviene sulle possibilità di accesso alla conoscenza, sulle modalità di partecipazione e sui processi attraverso cui attribuiamo significato all’esperienza. L’intelligenza artificiale generativa entra in questa trama rendendo disponibili in tempi molto brevi testi, sintesi, riformulazioni, attività e differenti rappresentazioni dello stesso contenuto.

 

Dunque, in una prima dimensione operativa, i sistemi generativi svolgono una funzione di mediazione: intervengono sul linguaggio, sull’organizzazione e sul livello di complessità delle risorse didattiche e formative, ampliandone le possibilità di accesso e di utilizzo.

 

Ma la specificità dei Large Language Models risiede anche nella capacità di produrre risposte fluenti, coerenti e contestualmente plausibili. Proprio questa qualità linguistica può orientare l’attribuzione di affidabilità e valore epistemico agli output, anche quando restano poco visibili le fonti, i criteri, le istruzioni e le configurazioni che ne hanno guidato la generazione. La plausibilità diventa così un oggetto pedagogico: interroga il rapporto tra linguaggio, fiducia, autorevolezza e validazione e richiama la costruzione di una postura consapevole nell’interazione con l’artificiale.

 

In questa ottica, una delle questioni più rilevanti per chi insegna è la trasformazione in atto della cultura della conoscenza. L’attenzione, la memoria, la scrittura e la decisione si sviluppano sempre più all’interno di un’ecologia cognitiva composta da persone, istituzioni, piattaforme, dati, fonti e sistemi generativi. La conoscenza emerge dalle relazioni e dalle mediazioni che collegano questi elementi, assumendo forma attraverso i criteri, gli strumenti e le scelte che ne orientano la costruzione.

 

La figura dell’“uomo quantistico” proposta da Derrick de Kerckhove aiuta a leggere questa condizione: il soggetto contemporaneo abita una trama di connessioni nella quale mente, tecnologie e società partecipano alla configurazione dell’esperienza.

 

Nuove architetture educative prendono forma da questo intreccio. Il termine architettura richiama qui un atto intenzionale di progettazione pedagogica: il modo in cui il docente mette in relazione soggetti, saperi, tecnologie, tempi, spazi e responsabilità per costruire esperienze formative accessibili, inclusive e significative. Ogni scelta progettuale costruisce condizioni di accesso, orienta l’attenzione, distribuisce le possibilità di partecipazione e contribuisce a definire ciò che acquista visibilità nell’ambiente di apprendimento. Una consegna, una rubrica o una piattaforma traducono così un’intenzione pedagogica, contribuendo a dare forma al contesto nel quale si apprende e a definirne l’orizzonte di senso.

 

Di fronte all’abbondanza di forme e contenuti generati dall’IA, la competenza progettuale si traduce, dunque, nella selezione, nella contestualizzazione e nella giustificazione delle scelte. Con ogni output che rappresenta una possibilità da interpretare alla luce del giudizio pedagogico che ne riconosce le assunzioni, la confronta con il contesto e ricostruisce le ragioni che possono attribuirgli valore educativo. La vigilanza epistemica e la consapevolezza delle forme di delega cognitiva entrano così a pieno titolo nella professionalità educativa.

 

Un’occasione concreta per lavorare in questa direzione l’ha offerta la sperimentazione AI Mode, nata dalla collaborazione tra INDIRE e l’APS Io X Benevento e sviluppata presso il Polo Tecnologico Cultural Educational Immersive Station di Benevento. Il percorso, che ha visto per INDIRE il contributo di Giuseppina Rita Jose Mangione e Fabrizio Schiavo, ha incluso un modulo dedicato alla progettazione didattica con l’IA.

 

Il modulo, condotto insieme a Fabrizio Schiavo, ha previsto per i docenti partecipanti l’interazione dialogica con FABER, chatbot progettato in ambiente Socrate del team interateneo Tiresia, per accompagnare i docenti nella progettazione didattica e nello sviluppo di un lesson plan. Nel corso dell’attività sono emersi momenti di confronto tra alternative, esplicitazione dei criteri e revisione consapevole delle scelte progettuali.

 

Le dinamiche osservate invitano a riflettere sul ruolo che l’intelligenza artificiale può assumere quando l’interazione è orientata da intenzionalità pedagogica, criteri espliciti e disponibilità alla revisione. In tali condizioni, il sistema generativo può configurarsi come spazio di esplorazione e riflessione progettuale, sostenendo il confronto tra possibilità e la costruzione di decisioni argomentate.

 

Da qui deriva una responsabilità specifica per la formazione di educatori e insegnanti: accompagnare lo sviluppo di competenze capaci di riconoscere le mediazioni tecnologiche, argomentare le decisioni e orientare consapevolmente l’uso dei sistemi generativi. La postura professionale del docente contribuisce poi a rendere visibili criteri, domande e processi di validazione, offrendo agli studenti occasioni per maturare forme di giudizio, autonomia e responsabilità negli ambienti digitali e sociali.


Nota biografica

 

Monica Di Domenico


In fase conclusiva del percorso di dottorato in Educational and Social Research. Society and Teaching–Learning Studies, curriculum Didattica, Pedagogia Speciale e Tecnologie per l’Educazione Inclusiva, presso il Dipartimento di Studi Politici e Sociali dell’Università degli Studi di Salerno, conduce una ricerca sulla trasformazione delle condizioni epistemiche del sapere nell’era dell’intelligenza artificiale generativa, con particolare attenzione all’epistemia, al capitale cognitivo e alle forme di delega cognitiva. Nel 2025 ha conseguito l’Abilitazione Scientifica Nazionale alle funzioni di professoressa di seconda fascia nel Settore Concorsuale 11/D2 – Didattica, Pedagogia Speciale e Ricerca Educativa. Svolge attività didattica presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, dove insegna AIED – Intelligenza Artificiale per l’Educazione nel corso di laurea magistrale LM-85 e IA e processi educativi nel corso di laurea L-19. È autrice della monografia Cittadinanza algoritmica (2025) e di contributi scientifici dedicati al rapporto tra intelligenza artificiale e processi educativi, con attenzione alle dimensioni etiche, inclusive ed epistemologiche.


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