Educare nell’era dell’IA
- Nadia De Cristofaro

- 20 ore fa
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Nuove architetture di conoscenza con la prof.ssa Monica Di Domenico
Introduzione editoriale
Nell’intreccio tra ricerca, pratiche formative e riflessioni sui processi di trasformazione dei saperi, accogliamo l’autorevole contributo della prof.ssa Monica Di Domenico, docente di IA e Processi Educativi e di AIED – Intelligenza Artificiale per l’Educazione, presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale.
Il suo percorso accademico si sviluppa nell’ambito dei corsi di laurea in Scienze dell’educazione e della formazione e in Scienze pedagogiche, con una solida produzione scientifica nell’ambito dei processi di innovazione didattica, dell’evoluzione dei modelli educativi e delle dinamiche di sviluppo delle competenze.
Particolare intensità permea i suoi lavori, incentrati sulle trasformazioni introdotte dalla digitalizzazione, dalle nuove configurazioni di insegnamento-apprendimento e dalle sfide pedagogiche contemporanee. Un’attività di ricerca che si distingue per impianto metodologico e capacità di sintesi tra dimensione teorica e attuazione pratica dei fenomeni educativi; un profilo scientifico capace di coniugare magistralmente profondità analitica e sensibilità interpretativa.
La seguente riflessione si inserisce in questo orizzonte di ricerca, offrendo al lettore uno sguardo competente e articolato sulle nuove architetture dell’innovazione educativa e sulle loro implicazioni culturali, didattiche e formative che descrivono, attraverso analisi teorica, ricerca e pragma, le traiettorie della nuova scuola; invita a interpretare le potenzialità dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie emergenti quali strumenti per ripensare criticamente modelli, pratiche e finalità dell’educazione, nella consapevolezza del ruolo strategico e funzionale che la formazione è chiamata a svolgere nella costruzione della società che verrà.
Nadia De Cristofaro

La complessità dei contesti educativi contemporanei nasce dall’intreccio tra soggetti, saperi, istituzioni, tecnologie, dati e forme sempre nuove di mediazione. Ogni scelta compiuta all’interno di questi ambienti interviene sulle possibilità di accesso alla conoscenza, sulle modalità di partecipazione e sui processi attraverso cui attribuiamo significato all’esperienza. L’intelligenza artificiale generativa entra in questa trama rendendo disponibili in tempi molto brevi testi, sintesi, riformulazioni, attività e differenti rappresentazioni dello stesso contenuto.
Dunque, in una prima dimensione operativa, i sistemi generativi svolgono una funzione di mediazione: intervengono sul linguaggio, sull’organizzazione e sul livello di complessità delle risorse didattiche e formative, ampliandone le possibilità di accesso e di utilizzo.
Ma la specificità dei Large Language Models risiede anche nella capacità di produrre risposte fluenti, coerenti e contestualmente plausibili. Proprio questa qualità linguistica può orientare l’attribuzione di affidabilità e valore epistemico agli output, anche quando restano poco visibili le fonti, i criteri, le istruzioni e le configurazioni che ne hanno guidato la generazione. La plausibilità diventa così un oggetto pedagogico: interroga il rapporto tra linguaggio, fiducia, autorevolezza e validazione e richiama la costruzione di una postura consapevole nell’interazione con l’artificiale.
In questa ottica, una delle questioni più rilevanti per chi insegna è la trasformazione in atto della cultura della conoscenza. L’attenzione, la memoria, la scrittura e la decisione si sviluppano sempre più all’interno di un’ecologia cognitiva composta da persone, istituzioni, piattaforme, dati, fonti e sistemi generativi. La conoscenza emerge dalle relazioni e dalle mediazioni che collegano questi elementi, assumendo forma attraverso i criteri, gli strumenti e le scelte che ne orientano la costruzione.
La figura dell’“uomo quantistico” proposta da Derrick de Kerckhove aiuta a leggere questa condizione: il soggetto contemporaneo abita una trama di connessioni nella quale mente, tecnologie e società partecipano alla configurazione dell’esperienza.
Nuove architetture educative prendono forma da questo intreccio. Il termine architettura richiama qui un atto intenzionale di progettazione pedagogica: il modo in cui il docente mette in relazione soggetti, saperi, tecnologie, tempi, spazi e responsabilità per costruire esperienze formative accessibili, inclusive e significative. Ogni scelta progettuale costruisce condizioni di accesso, orienta l’attenzione, distribuisce le possibilità di partecipazione e contribuisce a definire ciò che acquista visibilità nell’ambiente di apprendimento. Una consegna, una rubrica o una piattaforma traducono così un’intenzione pedagogica, contribuendo a dare forma al contesto nel quale si apprende e a definirne l’orizzonte di senso.
Di fronte all’abbondanza di forme e contenuti generati dall’IA, la competenza progettuale si traduce, dunque, nella selezione, nella contestualizzazione e nella giustificazione delle scelte. Con ogni output che rappresenta una possibilità da interpretare alla luce del giudizio pedagogico che ne riconosce le assunzioni, la confronta con il contesto e ricostruisce le ragioni che possono attribuirgli valore educativo. La vigilanza epistemica e la consapevolezza delle forme di delega cognitiva entrano così a pieno titolo nella professionalità educativa.
Un’occasione concreta per lavorare in questa direzione l’ha offerta la sperimentazione AI Mode, nata dalla collaborazione tra INDIRE e l’APS Io X Benevento e sviluppata presso il Polo Tecnologico Cultural Educational Immersive Station di Benevento. Il percorso, che ha visto per INDIRE il contributo di Giuseppina Rita Jose Mangione e Fabrizio Schiavo, ha incluso un modulo dedicato alla progettazione didattica con l’IA.
Il modulo, condotto insieme a Fabrizio Schiavo, ha previsto per i docenti partecipanti l’interazione dialogica con FABER, chatbot progettato in ambiente Socrate del team interateneo Tiresia, per accompagnare i docenti nella progettazione didattica e nello sviluppo di un lesson plan. Nel corso dell’attività sono emersi momenti di confronto tra alternative, esplicitazione dei criteri e revisione consapevole delle scelte progettuali.
Le dinamiche osservate invitano a riflettere sul ruolo che l’intelligenza artificiale può assumere quando l’interazione è orientata da intenzionalità pedagogica, criteri espliciti e disponibilità alla revisione. In tali condizioni, il sistema generativo può configurarsi come spazio di esplorazione e riflessione progettuale, sostenendo il confronto tra possibilità e la costruzione di decisioni argomentate.
Da qui deriva una responsabilità specifica per la formazione di educatori e insegnanti: accompagnare lo sviluppo di competenze capaci di riconoscere le mediazioni tecnologiche, argomentare le decisioni e orientare consapevolmente l’uso dei sistemi generativi. La postura professionale del docente contribuisce poi a rendere visibili criteri, domande e processi di validazione, offrendo agli studenti occasioni per maturare forme di giudizio, autonomia e responsabilità negli ambienti digitali e sociali.
Nota biografica
Monica Di Domenico
In fase conclusiva del percorso di dottorato in Educational and Social Research. Society and Teaching–Learning Studies, curriculum Didattica, Pedagogia Speciale e Tecnologie per l’Educazione Inclusiva, presso il Dipartimento di Studi Politici e Sociali dell’Università degli Studi di Salerno, conduce una ricerca sulla trasformazione delle condizioni epistemiche del sapere nell’era dell’intelligenza artificiale generativa, con particolare attenzione all’epistemia, al capitale cognitivo e alle forme di delega cognitiva. Nel 2025 ha conseguito l’Abilitazione Scientifica Nazionale alle funzioni di professoressa di seconda fascia nel Settore Concorsuale 11/D2 – Didattica, Pedagogia Speciale e Ricerca Educativa. Svolge attività didattica presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, dove insegna AIED – Intelligenza Artificiale per l’Educazione nel corso di laurea magistrale LM-85 e IA e processi educativi nel corso di laurea L-19. È autrice della monografia Cittadinanza algoritmica (2025) e di contributi scientifici dedicati al rapporto tra intelligenza artificiale e processi educativi, con attenzione alle dimensioni etiche, inclusive ed epistemologiche.



