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Dottorato Honoris Causa a Vasco Rossi: la lezione del rocker sulla forza del linguaggio

6 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

Nella giornata del 7 ottobre, l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Salerno ha ospitato un evento dal forte valore simbolico e culturale: il conferimento del Dottorato Honoris Causa in Politica e Comunicazione a Vasco Rossi.

 

Vasco Rossi riceve la laurea honoris causa all'Università di Salerno. Il rocker sorride in toga con il diploma in mano, accanto al rettore, mentre fotografi e fan scattano foto in un'aula magna affollata - Il permesso dell'autore è nella mail labottegadellefilosofie@gmail.com ricevuta l'8 ottobre 2026
Photographer - Ugo Maria Reale

La cerimonia si è aperta con l’intervento del Rettore Virgilio D’Antonio, che ha evidenziato come la comunicazione rappresenti il processo attraverso cui le parole passano dalla sfera individuale a quella collettiva, facendosi patrimonio condiviso. In una società segnata da relazioni fragili, il linguaggio del rocker emiliano ha saputo attraversare le generazioni. L’ateneo ha così riconosciuto nella sua opera un sapere nato fuori dalle aule ma capace di interpretare il presente e mettere al centro l’essere umano. A differenza della perfezione ostentata nel mondo contemporaneo, la voce di Rossi comunica imperfezione, autenticità e libertà — sintesi ben espressa dalle parole di un giovane fan: «Ero senza parole, hai dato voce ai miei pensieri».

 

Visibilmente emozionato, Vasco ha avviato la sua lectio magistralis ironizzando con il titolo di una sua celebre canzone: «Un dottorato per me? Non me l’aspettavo, eh!». Ha richiamato ricordi personali, a partire dal legame con la città di Salerno, vissuta da giovane militare, e ha ringraziato i docenti per avergli offerto nuove chiavi di lettura della sua stessa opera.

 

Entrando nel merito del titolo ricevuto, l'artista ha distinto la politica intesa come propaganda di palazzo da quella autentica, capace di dare voce al disagio e trasformare la libertà individuale in responsabilità collettiva. La canzone d'autore si inserisce in questo solco: nasce dalla solitudine e dalla ribellione per generare senso di appartenenza, aprendo crepe nel conformismo senza rifugiarsi in facili risposte. Poiché le parole possono generare cinismo o fiducia, odio o confronto, Vasco ha ribadito la necessità di distillare i concetti contro ogni forma di menzogna e banalità. Notando con orgoglio la decisione unanime dell'ateneo nei confronti di una figura artisticamente divisiva come la sua, ha concluso sottolineando come lo studio e la conoscenza aiutino ad abbattere i pregiudizi, salutando la platea con una battuta: «Da oggi sono professore, ma non darò voti: chiederò il bis».

 

Al di là dell'apprezzamento artistico o personale, il discorso di Vasco Rossi solleva riflessioni di rilevante valore etico. La parola non è mai neutra: possiede una natura duale, in grado di edificare o distruggere. Quando piegata alla manipolazione, la parola semplifica la complessità sociale per instillare paure e fabbricare capri espiatori. Al contrario, se usata con responsabilità, fissa un argine all'arroganza, tutela i margini e diviene uno strumento di ascolto, tolleranza e consolazione.

 

Non sono mancati riferimenti all’attuale destra quando ha sottolineato che chiunque intervenga nello spazio pubblico esercita una responsabilità sul clima sociale: ogni discorso può alimentare la sfiducia o, al contrario, promuovere un terreno di confronto aperto e rispetto reciproco.

 

L'intervento di Vasco Rossi si configura così come un invito ad abitare il linguaggio con consapevolezza. La canzone non viene presentata come un sostituto dell'impegno politico o istituzionale, ma come un'esperienza che ne prepara il terreno, difendendo il valore del dubbio, la dignità dei sentimenti e il rifiuto delle verità confezionate. In questo senso, la vera ribellione risiede nel ritrovare nella conoscenza e nel dialogo la chiave per superare le divisioni e costruire una comunità più consapevole.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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