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Da Baccanalia a MEDIASET: la sfida tv di Donatello

9 ore fa
Tempo di lettura: 4 min

Dal teatro allo swing, dagli eventi e festival, un passaggio su Rai e poi in Mediaset: il percorso di Donatello Iacullo detto Lello per gli amici di una vita, racconta una televisione vissuta prima ancora che guardata. Ha origini di San Gregorio Magno, in provincia di Salerno, e una carriera costruita attraversando linguaggi e ruoli diversi. Oggi, tra Dritto e Rovescio e Dentro la Notizia, quella che sembrava una vocazione per lo spettacolo assume sempre più chiaramente i contorni di un sogno nel cassetto: quello del conduttore.

Ci sono persone che sembrano nate per stare davanti a una telecamera. E poi ce ne sono altre che, prima ancora di accenderla, hanno già imparato a stare davanti alle persone. Donatello Iacullo appartiene alla seconda categoria. Il suo percorso, infatti, non nasce in uno studio televisivo. Arriva da lontano e attraversa il teatro, lo swing, gli eventi, la direzione artistica, la scrittura e la regia teatrale, fino ad approdare alla televisione nazionale. Un percorso apparentemente fatto di tappe diverse, ma che oggi, osservato nel suo insieme, rivela una direzione precisa: comprendere il pubblico, intercettarne le emozioni e trasformare la comunicazione in esperienza.

Hai attraversato teatro, swing, eventi, Rai e Mediaset. Ma qual è stato il momento in cui hai smesso di considerarti semplicemente un artista dello spettacolo e hai iniziato a sentirti davvero un conduttore?

«Ti confesso, qualche volta mi sento un gelato, un bruco, un’allodola! Da quando te ne sei accorto che mi sento anche un conduttore?

Perché sentirsi altro è la parte più facile per me, ma, se devo risponderti in modo più preciso, i momenti in cui sento di essere un conduttore sono a telecamere spente, ovvero nella società, nel parlare con le persone, nelle conversazioni in famiglia, nelle riunioni. Mi trasformo all’istante in un medium: mi viene facile interpretare, mi viene naturale intuire e visualizzare i desideri dei soggetti coinvolti, le loro emozioni e gestire il flusso della comunicazione, veicolando così la conversazione verso un risultato concreto».

A Videobox hai parlato davanti alle telecamere Rai del sogno di arrivare un giorno a condurre Sanremo. Oggi, dopo l’esperienza in Mediaset e il lavoro a Dritto e Rovescio, quel sogno è ancora intatto oppure è cambiato il modo in cui immagini il tuo futuro televisivo?

«Certo che esiste! Con una bella dose di realismo, è cambiata la percezione della distanza e la gestione del tempo che dedico a questo sogno. Dall’interno ho capito che i sogni sono il fuoco della vita, ma qualche volta si avanza di più aspettando, perché il futuro televisivo non dipende solo da me, ma anche dalle persone che incontri durante il percorso e da un pizzico di fortuna».

Essere animatore di studio significa lavorare dietro le quinte di una trasmissione, ma anche contribuire alla sua energia e alla sua riuscita. Che cosa succede realmente dietro le telecamere di un programma come Dritto e Rovescio e quanto questa esperienza ti ha insegnato sulla televisione che il pubblico non vede?

«Fare la televisione è diverso dal vederla. Ad esempio, l’animatore di studio, secondo me, è un ruolo che è un po’ sottovalutato. Ma, per farti capire il peso del ruolo, l’animatore è colui che apre il sipario ogni giorno, fa il “warm-up”, ovvero, insieme al pubblico e attraverso l’improvvisazione, genera quell’atmosfera calda e accogliente in studio che gli ospiti percepiranno al loro arrivo (in alcuni programmi anche durante le pause). Questo ruolo coincide molto con il mio modo di essere accogliente: è una figura che non si vede in onda, ma è molto presente in studio.

L’anno scorso girava un video di Carlo Conti a Sanremo, in cui giocava con il pubblico durante una pausa pubblicitaria. Ecco, quello è fare l’animatore: ha un tot di minuti a disposizione e, mentre intrattiene, deve coordinarsi con tutti nello studio, dai cameraman al regista, dagli autori ai vigili del fuoco, dagli steward ai tecnici, fino al presentatore.

Mi reputo molto fortunato a lavorare con Paolo Del Debbio, perché il suo modo di porsi con le persone è meraviglioso. Mi sta insegnando tantissimo, è il mio attuale maestro. Attraverso Dritto e Rovescio mi sto nutrendo di politica generale, economia e società. Vedo le cose da vicino e le verità stanno diventando più facili da individuare.

Anche con Gianluigi Nuzzi, a Dentro la Notizia, sto imparando tantissimo. Gestire argomenti di cronaca senza farsi troppo coinvolgere, indagare senza diventare investigatori, è una capacità di livello superiore. Credo che tutto questo bagaglio mi stia forgiando. Anche nelle conversazioni della vita quotidiana, qualche volta divento profondo quando non ce n’è realmente bisogno».

Non sei soltanto presentatore: sei anche attore, autore, regista e direttore artistico. Questa molteplicità è una forza oppure, nel mondo della televisione, rischia di rendere più difficile essere riconosciuti per una sola identità professionale?

«Penso che, se il percorso è coerente e se sei coerente con te stesso, ti apprezzano in tutti gli ambienti».

So che ti sta a cuore la festa di Baccanalia e che hai fatto anche due edizioni come direttore artistico. Da una festa popolare alla televisione nazionale, passando per il teatro e gli eventi, sembra esserci un filo conduttore: trasformare uno spettacolo in un’esperienza capace di coinvolgere il pubblico. Se domani avessi carta bianca per creare il tuo programma televisivo, che cosa vedremmo sullo schermo e, soprattutto, che cosa avrebbe di diverso dagli altri programmi?

«Prima di realizzarsi, chiunque deve passare da Baccanalia e fare un battesimo spirituale con l’allegria. Il filo conduttore invece lo farei al contrario: se avessi carta bianca, trasformerei un’esperienza in uno spettacolo capace di coinvolgere il pubblico. Mi piacerebbe condurre un game show in cui personaggi popolari, politici e giornalisti siano messi alla prova sulle cose della vita quotidiana, fuori dal loro registro, portando così la quotidianità verso la popolarità e sottolineando il ruolo della famiglia come perno centrale della vita. Metterei in scena la verità, la verità di quella vita imperfetta, ma genuina, autentica, senza pretese, allineata sulle frequenze di chi la televisione la guarda e, allo stesso tempo, in grado di proporsi alle generazioni che della TV conoscono solo il contributo RAEE. (Per chi non lo sapesse, è il contributo per lo smaltimento degli elettrodomestici)».

Donatello Iacullo insieme al fratello
Donatello Iacullo insieme al fratello

Donatello, oggi, sembra trovarsi esattamente in quel passaggio: con il bagaglio dell’attore, la curiosità dell’autore, la visione del regista, l’esperienza del direttore artistico. E, soprattutto, con la crescente consapevolezza di chi ha capito che, per stare davanti a una telecamera, bisogna prima di tutto saper stare in mezzo alle persone.

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