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Da Lustra ad Agropoli, sulle tracce di San Francesco nel Cilento

12 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

In questi giorni si celebra ovunque il Santo di Assisi, Patrono d’Italia, al quale tutti i Cilentani sono particolarmente legati, come testimoniano i numerosi conventi, le chiese, le tradizioni e le leggende a Lui dedicate. Nel Comune di Lustra Cilento, al confine con la frazione di San Martino (Laureana Cilento), si erge un imponente e suggestivo convento dedicato a San Francesco. La tradizione ne attribuisce la fondazione, nel 1427, a San Bernardino da Siena, al quale sono dedicati gran parte degli affreschi che adornano le pareti dello splendido chiostro. All’interno della chiesa, a unica navata, si possono ammirare alcune lapidi funerarie appartenenti alle più antiche famiglie gentilizie del Cilento, tra cui le casate Capano, De Vita e Del Mercato. Nell’area antistante il convento si estende un piazzale con alcuni spazi costruiti nell’Ottocento per dare alloggio ai numerosi mercanti che accorrevano qui per partecipare a una delle fiere più importanti del Cilento, quella di San Francesco, che si teneva dal 1° al 4 ottobre. Oggi, tale fiera si svolge soltanto nel giorno dedicato al Santo, il 4 ottobre. Spostandoci nel Cilento più interno, possiamo ammirare un’altra antica testimonianza del culto verso il Santo di Assisi: il Convento di San Francesco di Gioi Cilento, costruito nel 1466 su un terreno che ospitava una preesistente cappella dedicata a San Giovanni Battista. La chiesa, a navata unica, venne profondamente rinnovata in stile barocco nel 1713. Al suo interno si possono ammirare statue di notevole pregio e un altare ligneo.


Una delle testimonianze più interessanti e significative della presenza del Santo nel Cilento è lo scoglio dal quale, secondo la leggenda, l’umile frate, inascoltato dalla popolazione locale, predicò ai pesci. Lo scoglio si trova di fronte a quello che un tempo era un convento fondato dal Santo, che ne pose la prima pietra nel 1222, quando giunse ad Agropoli, e che fu aperto al culto nel 1230. In cima al cosiddetto “Scoglio di San Francesco” fu posta successivamente una croce con una lapide che recita così: “Da questo scoglio, sacro pulpito di fortuna, alla presenza di un popolo incredulo, nella primavera del 1222, San Francesco d’Assisi parlò ai pesci”. La permanenza di San Francesco ad Agropoli non è da ritenersi soltanto una leggenda, poiché tale evento è citato sia negli annali dell’Ordine dei Frati Minori Francescani sia da valenti storici, quali M. Vassalluzzo, che scrive: “La veridicità di tale avvenimento non è affidata alla sola tradizione popolare, ma provata da provati documenti storici” (M. Vassalluzzo, Agropoli, Castel San Giorgio, 1975, p. 33).


Molto interessante è anche il ruolo che il Convento di San Francesco di Agropoli esercitava nei confronti della popolazione locale, che poteva servirsi di una ricca “spezieria”, una sorta di moderna farmacia, allestita all’interno del convento. La sua esistenza è testimoniata da un inventario redatto nel 1815, che elenca minuziosamente tutti i farmaci naturali sistemati nelle varie “scanzie”. Questa breve panoramica di alcuni dei più antichi luoghi di culto dedicati al Santo dimostra l’esistenza di un legame profondo e autentico tra la popolazione cilentana e il “Poverello di Assisi”.



Giambattista De Vita è laureato in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Salerno e ha conseguito successivamente l’abilitazione all’insegnamento della Geografia presso l’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”. È docente di Geografia Generale ed Economica e di Geografia Turistica nella scuola secondaria di secondo grado. Originario di Torchiara,  vive tra Agropoli ed il suo Paese di origine al quale è particolarmente legato e dal quale muove il suo interesse per le vicende storiche locali. La formazione letteraria e geografica si intrecciano con una particolare passione per la storia, soprattutto per quella del Cilento e del patrimonio culturale del Mezzogiorno, intesi non soltanto come oggetti di studio, ma come luoghi nei quali storia, paesaggio, memoria e identità si incontrano.

Il suo interesse per la storia nasce anche dalla convinzione che i luoghi non siano semplicemente spazi geografici, ma depositi di memorie, vicende umane e significati culturali. Da questa prospettiva rivolge la propria attenzione alla storia locale, alle tradizioni, alle testimonianze documentarie e alle figure che hanno contribuito a costruire l’identità dei territori.

 

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