Cilento è il tempo della vendemmia. Quando la comunità si fa partecipazione
Kairos, per gli antichi Greci, indicava il «momento opportuno», il tempo giusto per compiere un’azione. E la vendemmia, a prima vista una semplice pratica agricola, nella storia delle società rurali ha rappresentato qualcosa di molto più profondo: un momento nel quale le consuete distanze sociali potevano attenuarsi, fino quasi a scomparire, e nel quale la comunità ritrovava una sorprendente forma di uguaglianza.
Nella vigna, davanti ai filari carichi di grappoli, il proprietario terriero, il contadino, il mezzadro, il giovane e l’anziano, uomini e donne, erano chiamati a partecipare allo stesso rito collettivo: la raccolta dell’uva, frutto del lavoro di un intero anno.
Per alcuni giorni, il lavoro della terra costruiva uno spazio nel quale la collaborazione diventava più importante della posizione occupata nella società. Parafrasando Giorgio Gaber, si potrebbe dire che, anche in questo caso, «democrazia è partecipazione».
Durante la vendemmia avveniva anche un’altra, silenziosa, forma di «magia»: le differenze tra uomini e donne sembravano perdere consistenza. Si lavorava fianco a fianco, ciascuno con i propri compiti, ma consapevole che il lavoro dell’uno era necessario a quello dell’altro. La fatica condivisa rendeva evidente, senza bisogno di proclami, il valore della collaborazione e della reciprocità.

E poi, terminato il lavoro, arrivavano il vino nuovo, il cibo condiviso, i canti, le risate e, talvolta, le danze. Il banchetto trasformava così il frutto di un lavoro individuale e familiare in un bene dal valore simbolicamente collettivo. La tavola diventava il luogo nel quale la comunità si riconosceva e celebrava se stessa.
Oggi, la vendemmia ha perduto gran parte delle caratteristiche di un tempo. L’introduzione di macchinari, tecnologie moderne e nuovi sistemi di produzione ne ha profondamente modificato tempi e modalità. Eppure, in alcune comunità, è ancora possibile ritrovare quell’atmosfera gioiosa e partecipata di un tempo.
È forse proprio questo ciò che la vendemmia continua a ricordarci: che, anche nella semplicità di una vita scandita dai ritmi della natura, esisteva la capacità di riconoscere nell’altro non soltanto un compagno di lavoro, ma una parte indispensabile della comunità.
Tra i filari, allora, la vendemmia non era soltanto la raccolta dell’uva. Era un momento nel quale la fatica diventava condivisione, il lavoro si trasformava in festa e le differenze lasciavano spazio, almeno per un breve periodo, a una più autentica idea di comunità.




