Cilento–Palestina. L’anima comune dei popoli
- Comitato Cilento Palestina

- 19 nov
- Tempo di lettura: 3 min
A cura di
Alessandra Vigorito
C’è fermento nella campagna in questo periodo, in Cilento si raccolgono le olive. Si sente, già da lontano, il frullio sordo degli abbacchiatori che pettinano le fronde degli alberi. Cammino con i cani lungo il sentiero bordeggiato dai teli verdi di raccolta, scambio il buongiorno con le persone al lavoro. Chi ha partecipato anche ad una sola giornata “a cogl’ aulive” conosce la fatica che costa. Ma quanta serenità trasmette tutto questo!
Foto: Cilento 2025
Al di là del mare esiste una terra molto simile alla nostra, con alberi come questi, con donne, uomini e bambini che, come noi, vorrebbero tornare ai ritmi e ai gesti della terra…
Foto: Cisgiordania – South Hebron Hills 2015 e Cilento 2022
Come sarebbe se domani trovassi un muro che non mi permetta di arrivare alla campagna?
Se domani un bulldozer, manovrato da odio e malvagità, sradicasse le mie piante?
Se domani mi togliessero l’acqua e la luce?
Se domani abbattessero la mia casa?
Se domani, passeggiando con i cani, rischiassi di venire arrestata o peggio uccisa?
Se domani la paura, prendesse il posto della serenità?
Se domani fosse qui PALESTINA?
Foto: Cisgiordania 2015
Anche in Palestina infatti è tempo di raccolta e molitura, prima, verso settembre, è stato il periodo dei fichi, in estate si raccoglie lo za’tar[1] sulle colline, in inverno e in primavera è la volta degli agrumi, tempo scandito dalle stagioni e dai loro i frutti, come in Cilento che ostinato, con altre nicchie del nostro Sud, prova a resistere alla frenesia del consumo sciapo della grande distribuzione.
A Gaza niente olive quest’anno, le bombe israeliane hanno devastato milioni di piante, demolito i frantoi, la terra è morta, le case abbattute, la gente uccisa.
In Cisgiordania “ufficialmente” non c’è la guerra ma i coloni israeliani attaccano sistematicamente le famiglie che si apprestano alla raccolta, incendiano le loro piante, sradicano interi uliveti con i bulldozer, il muro costruito dal governo sionista impedisce di raggiungere le terre se non nei tempi e modi stabiliti dagli occupanti illegali.
È profumatissimo l’origano colto sulle montagne cilentane in estate, con una piacevole passeggiata si mettono insieme ricchi mazzi di piantine che vengono posti poi a seccare per la conservazione; cicoria, cardoni, borragine raccolte nei terreni abbandonati, da generazioni arricchiscono i piatti tipici cilentani. Anche in Palestina vengono raccolte le erbe selvatiche: malva, menta, portulaca, timo, sommaco, za’tar ma gli israeliani fanno di tutto per impedirlo emanando leggi che vietano la raccolta con il chiaro intento di recidere quel forte legame con la Terra che costituisce un elemento proprio della cultura palestinese e dei popoli contadini di tutto il Mondo.
In piccoli paesi dell’entroterra Cilentano, grazie alla cura e alla passione di persone tenaci, sopravvivono colture di grani antichi con i quali si produce il pane verace e saporito della tavola dei nostri nonni; dall’altra parte del mare, ad Hebron in Cisgiordania, il 31 luglio di quest’anno l’esercito Israeliano ha raso al suolo la Banca dei semi, magazzini ed infrastrutture essenziali per la conservazione e riproduzione di semi autoctoni della ricchissima biodiversità palestinese.
Foto: Pane cilentano decorato e Cisgiordania 2015
Punti e decori antichi ricamati su raffinati teli di lino o cotone, il linguaggio silenzioso delle donne che sedute attorno al fuoco, tramandano di madre in figlia l’arte del ricamo. Il Tatreez palestinese, divenuto simbolo di identità di un popolo, come i corredi delle nostre nonne: si intessono fili colorati, disegni e simboli per raccontare storie, speranze, amori e desiderio di libertà.
Foto: ricamo cilentano e Tatreez
Scriveva Pasolini: “L’universo contadino è un universo transnazionale: che addirittura non riconosce le Nazioni. Esso è l’avanzo di una civiltà precedente (o di un cumulo di civiltà precedenti tutte molto analoghe fra loro) e la classe dominante (nazionalista) modellava tale avanzo secondo i propri interessi e i propri fini politici.[2]”
Ecco, forse dovremmo riscoprire la nostra “comunanza”, intrecciare memorie e saperi per resistere alla “classe dominante” e rimodellare a modo nostro il Mondo in cui vogliamo vivere.
“So nato a lo Ciliento e me ne vanto” è il verso di una delle più famose canzoni tradizionali cilentane, orgoglio dichiarato di appartenenza che sopravvive ormai solamente nel folklore, ben lontano dalla forza della resistenza Palestinese.
L’Amore per la propria Terra rimane scintilla tremula nel cuore delle popolazioni occidentali ma è fuoco ardente nell’anima di chi ora è oppresso indicandoci una via di rinascita.

[1] Erba aromatica, nome scientifico “Origanum syriacum”, diffusa nel Mediterraneo Orientale.
[2] Da “Lettera aperta a Italo Calvino: Pasolini: quello che rimpiango” – Paese sera 8 luglio 1974



























