Ulivo, Cilento, Palestina
- Veronica Merola

- 19 dic 2025
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Ulivo identità del Cilento
Come molte persone del Cilento faccio parte di quella cerchia di fortunati che in vita loro non hanno mai dovuto acquistare una bottiglia di olio, farlo per me sarebbe molto strano, inconcepibile. La pianta di ulivo nelle terre cilentane significa prima di tutto identità. È surreale pensare come una pianta sia entrata così profondamente nella vita, nella tradizione e nella cultura del popolo cilentano tanto da rappresentarlo. La raccolta delle olive ha un ché di rituale, da piccoli sembra un gioco, da adulti se ne prova tutta la fatica; ma una caratteristica che ci accompagna per tutta vita nella raccolta delle olive è il senso di comunità, la sveglia presto, mettere le reti, il pranzo frugale sotto gli alberi, il viaggio verso il frantoio. In paese si parla di raccolta, di olio, tutti nello stesso periodo, le famiglie si aiutano a vicenda e alla fine arriva a tavola il risultato di tutta la fatica, “l’oro liquido” come direbbe qualcuno, per il quale si ringrazia e si rispetta la pianta imponente che ci regala questo nutrimento. Parlare con le persone anziane della pianta di ulivo, infatti, ci fa capire quanto sia profondo il rispetto che ne hanno. Questi ulivi sono più “vecchi” di loro, sono stati la oro eredità passati da generazione in generazione, rappresentano ciò che li lega alla loro terra e per anni gli hanno permesso di sostentarsi, generosamente, senza chiedere nulla in cambio e loro, per anni, se ne sono presi cura con tanta fatica; in un vero scambio di bene.
Le origini
Le origini dell’olivo si perdono nella notte dei tempi e coincidono con l’espansione delle civiltà del Mediterraneo che per secoli hanno governato il destino dell’umanità e lasciato la loro impronta sulla cultura occidentale. Fossili di foglie d’ulivo sono stati ritrovati in Italia, a Mongardino, in giacimenti risalenti al Pliocene; a Relilai nel Nord Africa, in strati geologici risalenti al Paleolitico superiore. Frammenti di piante e noccioli di oleastro sono stati scoperti in alcuni scavi del periodo Calcolitico e dell’Età del bronzo in Spagna. Possiamo quindi far risalire l’esistenza dell’olivo al dodicesimo millennio avanti Cristo. L’oleastro (Olivo selvatico) ha origine in Asia Minore dove è molto abbondante e cresce in fitte boscaglie. Sembra essersi esteso dalla Siria alla Grecia attraverso l’Anatolia (De Candolle, 1883). Per questo motivo lo si riteneva originario dell’intero bacino mediterraneo e si individuava la nascita della specie coltivata in Asia Minore, sei millenni orsono. Gli Assiri e i Babilonesi furono le uniche civiltà antiche della zona a non conoscere la pianta dell’olivo. Supponendo che la zona di origine dell’olivo fosse quella che si estende dal Caucaso meridionale all’altopiano iraniano, fino alle coste mediterranee della Siria e della Palestina, la sua coltivazione ebbe il maggiore sviluppo proprio in queste ultime due regioni.
Le prime vere e proprie coltivazioni cominciarono nell’Età del Rame (3400-2200 a.C.) e, secondo i più recenti studi, il primissimo luogo al mondo in cui si coltivò dovrebbe essere Teleilat el-Ghassul, territorio esattamente a metà strada fra Jerico ed Amman; ciò ci dà ancora di più un’idea sulla profondissima importanza di questa pianta nella cultura levantina e, soprattutto, palestinese. Non a caso, nel villaggio palestinese di Al Walaja, nel Governatorato di Betlemme, è presente uno dei più antichi esemplari mai registrati, chiamato “Al Badawi-Boom”, la cui età si attesterebbe sui 5000 anni, letteralmente più anziano di Gesù e di molti altri profeti.

Ulivo identità della Palestina
Proprio per tali motivi l’olivo è diventato uno degli alberi centrali per l’esistenza del popolo, e della cultura palestinese, e ciò anche grazie ai molteplici utilizzi derivati da ogni sua singola parte: grazie al loro gusto unico ed all’incredibile quantità di proprietà benefiche, infatti, le olive e l’olio da esse derivato rappresentano una degli alimenti di base per tutta la regione, tanto che la loro raccolta (effettuata fra ottobre e novembre) è visto come uno degli elementi cardine della vita palestinese, al punto che interi villaggi si fermano per un momento tanto speciale.
Riflettendo su quanto siano vitali gli ulivi per la sopravvivenza palestinese, Amr Shahin ha detto:
“Quando abbiamo fame, mangiamo l’oliva. Quando ci stanchiamo, ci riposiamo all’ombra sotto gli alberi. E quando abbiamo freddo in inverno, usiamo il legno per riscaldarci”.





