Una pianta, due popoli
- Veronica Merola

- 27 dic 2025
- Tempo di lettura: 5 min
L’ulivo è più di un albero: è un custode del tempo. In Palestina i suoi tronchi contorti raccontano secoli di sopravvivenza sotto assedi e occupazioni, diventando emblema di un popolo che continua a vivere nonostante le ferite. Nel Cilento, le stesse torsioni di legno antico testimoniano la fatica contadina, la fedeltà alla terra e la capacità di resistere all’abbandono e allo spopolamento.

L’olio che se ne ricava non è soltanto nutrimento: è rito, luce, identità. In Palestina è alimento sacro, offerto con il pane come gesto di ospitalità e dignità. Nel Cilento è cuore della dieta mediterranea, simbolo di salute e armonia, riconosciuto come patrimonio universale. Due usi quotidiani, due riti condivisi, che trasformano l’olio in sangue vitale delle comunità. Ogni raccolta di olive diventa un atto collettivo, un gesto che unisce. In Palestina la raccolta è spesso minacciata, ma resta un atto di resistenza e di speranza. Nel Cilento, essa è ancora oggi momento di convivialità, in cui la memoria familiare si rinnova attraverso mani che conoscono lo stesso ritmo da generazioni. L’ulivo resiste, piegandosi ma non spezzandosi, e in questo respiro lento lega due mondi. È simbolo di pace in Palestina, dove piantarne uno significa credere in un futuro che ancora non c’è. È simbolo di armonia nel Cilento, dove custodirlo significa rimanere fedeli a un tempo umano, opposto alla frenesia del presente. Così, tra Palestina e Cilento, l’ulivo diventa ponte invisibile: una radice che attraversa il Mediterraneo e ricorda che identità, comunità e speranza possono germogliare ovunque la terra sappia ancora nutrire.
PERCHE SIAMO SIMILI
Le popolazioni del Sud Italia condividono alcuni tratti con le popolazioni del Levante, inclusi i palestinesi, sia dal punto di vista genetico che culturale. Questo legame deriva principalmente da secoli di migrazioni, contatti commerciali e dominazioni storiche che hanno interessato il Mediterraneo.
Legami storici e genetici
Il Sud Italia è stato un crocevia di popoli come Fenici, Greci, Romani, Bizantini e Arabi. I Fenici, originari dell’attuale Libano e Palestina, fondarono colonie e scali commerciali in Sicilia già dal I millennio a.C. Durante il Medioevo, la Sicilia araba stabilì forti connessioni culturali e commerciali con il Levante. Studi genetici moderni confermano queste affinità. Analisi sul DNA antico e moderno mostrano che gli abitanti del Sud Italia presentano componenti genetiche provenienti dal Levante e dal Medio Oriente, simili a quelle dei palestinesi. Linee paterne come il gruppo J2, diffuse nel Levante, si ritrovano anche in Sicilia e Calabria, evidenziando contatti storici e discendenze comuni.
Affinità culturali
Anche la cultura del Sud Italia mostra influenze mediorientali:
Cucina: ingredienti come olio d’oliva, legumi, grano, fichi, agrumi, uva passa e spezie come cannella e cumino sono condivisi. Alcuni piatti, come dolci a base di miele e frutta secca o pane e focacce sottili, ricordano quelli del Levante.
Musica e danza: strumenti come tamburello, oud o darbouka e ritmi popolari mostrano affinità tra le due regioni.
Lingua: parole dialettali siciliane derivano dall’arabo, come zibibbo (uva passa) o sciroppo.
Tradizioni popolari: feste agricole, architettura (archi a ferro di cavallo, cortili con fontane) e valori sociali come l’ospitalità e il rispetto per la famiglia sono comuni.
L’olio d’oliva: simbolo di continuità
L’olio d’oliva è un elemento culturale centrale sia in Sud Italia che nel Levante.
Storicamente: veniva usato non solo in cucina, ma anche in rituali religiosi, come medicinale e come forma di pagamento o tributo.
Economicamente: è sempre stato una fonte di ricchezza e commercio nelle comunità agricole.
Socialmente e culturalmente: simboleggia vita, abbondanza e salute; la raccolta delle olive è un momento di aggregazione e trasmissione di tradizioni.
Cucina: fondamentale nella dieta mediterranea, conferisce sapore e salute ai piatti quotidiani.
In sintesi, le popolazioni del Sud Italia e quelle del Levante condividono radici genetiche, tradizioni culturali, gastronomiche e sociali, con l’olio d’oliva come simbolo tangibile di un legame millenario tra Mediterraneo orientale e occidentale. La storia, la cultura e la cucina testimoniano una continuità che va oltre i confini geografici, mostrando come i popoli del Mediterraneo siano profondamente interconnessi. L’olio d’oliva è più di un condimento: è storia liquida, simbolo di continuità culturale tra Mediterraneo orientale e Sud Italia. I contatti tra questi territori hanno reso l’olivo un ponte tra popoli, religioni e tradizioni.
OCCUPAZIONE DEI TERRITORI PALESTINESI, DISTRUZIONE DELL’ULIVO COME SIMBOLO DI UN POPOLO
Proprio in virtù del suo profondo legame con il popolo palestinese, gli ulivi ed i suoi frutti sono da sempre visti dai sionisti come una minaccia alla loro occupazione e non a caso dal loro arrivo sono stati abbattuti ed incendiati migliaia di alberi vecchi di centinaia e migliaia di anni.

I coloni, in particolari, sfruttano il taglio degli ulivi come metodo per costringere i palestinesi ad andarsene abbandonando le proprie terre; il tutto, naturalmente, agevolato dall’esercito che, per quanto spesso e volentieri non sia parte attiva, impedisce ai palestinesi di difendersi ed ottenere giustizia. Anche per questo è fondamentale parlare sempre di più di ulivi palestinesi, in modo tale che cresca la consapevolezza su quest’ennesimo crimine e si combatta per salvaguardare l’immenso patrimonio storico e naturale di tale pianta. Le segnalazioni indicano diverse modalità con cui gli ulivi appartenenti a Palestinesi vengono danneggiati o distrutti, spesso in contesti di tensione con coloni israeliani o forze militari:
Uprottura o abbattimento: Ad esempio, nel villaggio di al‑Mughayyir (vicino a Ramallah) l’esercito israeliano ha ordinato l’abbattimento di circa 3.000 ulivi in una zona di 0,27 km², giustificando l’azione come necessaria per motivi di “sicurezza” rispetto a una strada di insediamento. Al Jazeera
Vandalismo da parte di coloni (“settler attacks”): Alberi tagliati, incendiati, oppure raccolta impedita ai proprietari palestinesi. Esempio: oltre 1.800 alberi danneggiati tra agosto e ottobre 2021 in varie località. Al Jazeera+2Times of Israel+2
Restrizioni d’accesso e impedimenti alla raccolta: In alcune zone i contadini palestinesi devono ottenere permessi per accedere ai propri uliveti o affrontano checkpoint e zone militari chiuse durante la stagione della raccolta. The Electronic Intifada+1
Danni economici e simbolici: Dato che molti ulivi sono antichi — e pertanto anche simbolicamente importanti — la distruzione di questi alberi colpisce anche la memoria collettiva oltre l’economia. Ad esempio, una stima afferma che dalla fine del 1967 sono stati distrutti oltre 800.000 ulivi palestinesi, con perdite annuali stimate in decine di milioni di dollari.
GALLERIA FOTOGRAFICA
Per concludere questo percorso sui due popoli legati dalla stessa pianta, segue un raffronto tra scatti fotografici di ieri e di oggi, dal Sud Italia e dalla Palestina, per dimostrare quanto due terre così lontane possano sentirsi.




Palestina al-Ramla Bayt-Nabala - gnuckx (Wikimedia)
Donna italiana, Sherman, Augustus F. (Augustus Francis) -- Fotografo. [ca. 1906] New York Public Library (Wikimedia)













