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Paper Plane

C'è un momento, prima che l'esistenza si organizzi intorno ai doveri della vita, in cui la creatività coincide con la noia leggera di una stanza vuota. È una stagione libera e fluida, fatta di pomeriggi lenti, in cui la mente si trova in un punto non ancora definito da un ruolo biologico o sociale. Questa necessità ancora giovane di preservare uno spazio interiore richiama forse l'idea di Virginia Woolf in Una stanza tutta per sé (1929): il volo creativo, un attimo prima che tutto il resto, inclusa la maternità, abbia inizio.





Quell’essere semplice

come un giorno d'estate 

quando era il soffitto 

a guardarmi

e la luce sfuggiva

dalle serrande

e il caldo bagnava

le cosce piene 

e non ero mai sola

anche senza me stessa.


Quell'essere leggera,

chimera in viaggio

senza vento né fiato

col sogno attaccato al ventre.


È quello a trattenermi

e a buttarmi avanti

come l'aereo di carta

dei figli cresciuti 

che tornano indietro.




Un profilo disteso, rivolto al soffitto, sotto il volo di un aeroplano di carta, su uno sfondo di pastello morbido verde e arancione
Illustrazione e poesia di Viviana Laperchia






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