Senza Nome
- Viviana Laperchia

- 6 giorni fa
- Tempo di lettura: 1 min
La convinzione che si possa recidere il legame materno come se fosse un semplice filo si scontra con l'ostacolo insormontabile della carne – e con la scienza. Il microchimerismo conferma che la nascita è un distacco apparente: filamenti biologici del figlio mettono radici permanenti nei tessuti e nei pensieri della madre, custode di un innesto eterno che viaggia nel sangue. Già per Luce Irigaray il corpo femminile viveva l'indissolubile coesistenza di due identità in un unico spazio, iscrivendo l'altro nella mappa emotiva e fisica della donna. Pretendere un distacco razionale e definitivo diventa così un'astrazione impossibile da pensare e, soprattutto, da mettere in pratica: lo strappo non è quindi un atto di emancipazione, ma un'amputazione dolorosa che vorrebbe cancellare una memoria corporea ormai diventata parte integrante dell'identità stessa.
Insegnatemi
a tagliare un lembo
e gettarlo nel blu
della plastica smunta,
come quel giorno
in cui era la vita
a spezzare la morte.
Insegnatemi
a strozzare la corda
e vederla imbiancare
nelle morsa di acciaio,
come quel giorno
in cui era il tempo
a sfidare la sorte.
Insegnatemi
il taglio perfetto
che amputa,
insieme alla carne,
anche il mio nome.




