Paolo Manzo, 17enne del Liceo Medi di Battipaglia premiato a Torino
- Dario Luca Mattia

- 11 ore fa
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TORINO – C’è un momento, nella vita di un ragazzo, in cui una voce che sembrava destinata a restare chiusa dentro trova finalmente la strada per uscire. È successo a Paolo Manzo, 17 anni, studente del Liceo scientifico “E. Medi” di Battipaglia, premiato alla terza edizione del Festival delle diverse…ità, nella Sala Grande del Circolo dei Lettori di Torino, in via Bogino 9. Un luogo simbolico per la cultura cittadina, che per l’occasione si è trasformato in uno spazio vivo di incontro e riflessione sul rapporto tra disabilità, espressività e produzione artistica. E proprio qui Paolo, giovane liceale affetto da ipoacusia e portatore di protesi cocleari, ha conquistato pubblico e giuria con una poesia intensa e lucida dal titolo
Se ti parlo mi parlo.
Se ti parlo, mi parlo nelle mie
mani catene di
emozioni immobili, silenziose, pesanti,
un peso che non svanisce mai un’ombra
che mi insegue ovunque io vada.
Se ti parlo, mi parlo
due voci che si sovrappongono una che
grida, l’altra che ascolta in un dialogo
senza fine, senza pace;
se ti parlo, mi parlo
nella mia fragilità trovo la forza che mi
fa andare avanti.
Se ti parlo
mi parlo e parlo a tutti quelli che non
possono parlare per quelli che sono
stati silenziati.
Se ti parlo
mi parlo e trovo la mia libertà nella
voce che grida dentro di me, una
libertà
che non può essere fermata.
Un testo che non si limita a raccontare la fragilità: la attraversa, la osserva e la trasforma in energia. Al centro c’è il valore della parola, vista non solo come mezzo di comunicazione, ma come strumento di conoscenza di sé e, soprattutto, di liberazione. La poesia ruota attorno al verso “Se ti parlo, mi parlo”, che sottolinea come parlare con gli altri significhi anche confrontarsi con se stessi. La parola, inizialmente vissuta come un peso e un silenzio che imprigiona, diventa poi lo spazio di un dialogo interiore complesso, tra una voce che grida e una che ascolta. Da questa tensione nasce la forza: la fragilità si trasforma in energia per andare avanti. Nel finale, la parola assume un valore collettivo ed etico, perché dà voce anche a chi è stato zittito. Il premio a Torino conferma la potenza di un’arte autentica, capace di farsi ascoltare senza clamore.
Il riconoscimento ottenuto a Torino non è solo un premio: è un segnale forte. Perché la storia di Paolo Manzo dimostra che l’arte, quando è autentica, non ha bisogno di alzare il volume per farsi ascoltare. Basta che sia vera. E la sua, in quei versi, lo è fino in fondo.






