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Multilateralismo: il grido di Mattarella

Il monito lanciato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dalla sede ONU di Vienna non è solo un appello diplomatico, ma una lucida dichiarazione di principio: “Irresponsabile indebolire le Nazioni Unite”. Sulla necessità di rafforzare il multilateralismo e di riformare il cuore pulsante dell’organizzazione, come il Consiglio di Sicurezza, il Presidente si mostra risoluto, descrivendo l’ONU come uno strumento “straordinario, insostituibile” contro il rischio di un ritorno a “dinamiche di pura potenza”. Condivido pienamente questa visione: non esiste alternativa al dialogo multilaterale se si vuole evitare di imboccare la “strada dei conflitti permanenti” e il pericolo di “inaccettabili allusioni all’impiego di armi di distruzione di massa”.

Quirinale.it, Attribution, via Wikimedia Commons
Quirinale.it, Attribution, via Wikimedia Commons

L’elogio del Presidente per l’architettura internazionale, erede della lezione di Falcone e Borsellino nella lotta al crimine transnazionale, è un promemoria essenziale: la cooperazione è l’unica via per affrontare le sfide globali, dall’Intelligenza Artificiale alla salute, fino alla non proliferazione nucleare.

​Tuttavia, pur accogliendo con convinzione l’ideale di un multilateralismo rafforzato, sorge spontaneo un amaro scetticismo riguardo la sua concreta realizzabilità, specialmente per l’Italia. Le parole di Mattarella cozzano con una realtà geopolitica che vede il nostro Paese spesso in difficoltà nell’esprimere una vera autonomia di politica estera, coerente con il principio costituzionale di pace e cooperazione.

La nostra adesione ideale al principio del multilateralismo si scontra con la pratica degli ultimi decenni. L’Italia, in particolare nell’ultimo periodo, ha mostrato una palese difficoltà, se non una reticenza, nell’opporsi o anche solo nel prendere le distanze da politiche e alleanze percepite come sbilanciate. Il sostegno, o la mancata opposizione, all’alleanza con gli USA e quindi Israele, evidenzia una dipendenza che sembra vanificare sul nascere l’auspicio di un sistema Onu forte e slegato dagli interessi delle singole superpotenze.

 

​La verità è che dal dopoguerra la storia ci restituisce un’immagine di un’Italia che, pur membro fondatore dell’ONU e promotrice di pace, è rimasta sostanzialmente assoggettata all’influenza degli Stati Uniti. Fin dalla fine del secondo conflitto mondiale, il Paese è stato saldamente ancorato all’orbita occidentale (NATO), limitando di fatto la sua capacità di agire come attore neutrale e autonomo nel contesto del multilateralismo.

Il timore è che l’appello di Mattarella a rafforzare l’ONU, per quanto eticamente ineccepibile e politicamente necessario, resti una mera aspirazione fintanto che l’Italia non sarà in grado di tradurre in azioni concrete la sua autonomia ideale. Il rafforzamento del multilateralismo non può prescindere da una maggiore sovranità e libertà decisionale delle singole nazioni, soprattutto di quelle come l’Italia che si trovano al crocevia di equilibri complessi. Fino ad allora, l’ideale di un mondo pacifico e cooperativo, libero dalle dinamiche primitive di pura potenza, rischia di rimanere un’utopia sbiadita di un occidente troppo ipocrita per guardarsi intorno.

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