Mens sana in societate sana
- Annapia Desiderio

- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 3 min
Sabato 16 Maggio, nel centro storico di Modena, una Citroen C3 è sbucata a tutta velocità superando l’inizio della zona a traffico limitato e si è diretta verso i pedoni. Ha travolto chiunque si trovasse sul suo percorso; la corsa si è fermata solo quando la macchina si è schiantata violentemente contro la vetrina di un negozio. Una vera tragedia che, però, non si è arrestata lì: il conducente è sceso dall’abitacolo e ha tirato fuori un coltello per farsi largo tra la folla spaventata e scappare. Un passante ha deciso di affrontare l’aggressore, quest’ultimo però gli ha sferrato dei fendenti, ma il passante è riuscito a non mollare la presa e grazie ad altri passanti intervenuti si è riuscito a bloccare definitivamente l’uomo. L’uomo alla guida era Salim El Koudri, nato in Italia e residente in provincia di Modena. Istruito, laureato in Economia, ma da tempo disoccupato. Le analisi dicono subito che non ha assunto né alcol né droghe. Scavando nel suo passato gli inquirenti hanno scoperto che nel 2022 era stato in cura presso un Centro di salute mentale per disturbi psichici.
Vorrei soffermarmi sul fatto che volontariamente ho scelto di scrivere “disturbi psichici” e non “disturbi psichiatrici”, poiché “psichico” pone l’accento sulla persona e sul funzionamento della sua mente (il termine “disturbo psichico” si riferisce ad un’alterazione che colpisce le funzioni della mente), mentre “psichiatrico” pone l’accento sull’inquadramento clinico, nosologico (con il termine “disturbo psichiatrico” si sta inserendo il malessere all’interno di una classificazione clinica ben precisa). Ci tenevo a sottolinearlo perché, secondo me, è importante fare attenzione al fatto che non sono sinonimi perfetti, anche se spesso vengono usati come tali. È importante distinguere poiché credo che quando si scrive c’è bisogno di fare attenzione a non sbilanciarsi; “psichico” è un aggettivo ampio e neutro, ma non tutto ciò che è psichico rientra per forza nella psichiatria. Per concludere questa digressione, chiarisco che con tutto ciò intendo dire che il nostro obiettivo qui non è diagnosticare e per la nostra trattazione il termine “psichico” è più adatto.
Le parole sono importanti perché anche esse sono veicolo di pensieri ed eventuali strumenti utilizzati per demonizzare. Quello che mi preme sottolineare è che troppo spesso chi soffre psichicamente finisce per essere etichettato e demonizzato; un esempio di questo lo ritroviamo nel nostro linguaggio comune quando utilizziamo il termine “pazzo”, totalmente inappropriato che mira a marchiare qualcuno per la sua atipicità rispetto alla “nostra normalità”. Dunque, a quanto pare, Salim El Koudri dovrebbe essere l’ennesimo pazzo dei nostri giorni… Ma, così facendo, così definendolo non facciamo altro che porre l’ennesima barriera che ci allontana sempre più da una comprensione più profonda e riduciamo il tutto a “normalità” o “pazzia”. Porre questo genere di barriere ci allontana dal pensare veri e propri cambiamenti sociali; perché sì, è vero che alla base di uno sviluppo atipico ci sono una serie di fattori più personali, ma non dimentichiamo che l’individuo è inserito comunque in una società, in una serie di sistemi tra loro interconnessi.
Erich Fromm scrive nel suo libro “I cosiddetti sani: la patologia della normalità” che anziché dire “Mens sana in corpore sano”, che secondo lui è una mezza verità, sarebbe meglio dire “Mens sana in societate sana”. Come Fromm ci spiega: “[…] a prescindere da qualche eccezione, una mente sana può albergare solo in una società sana; ne consegue che il problema della salute psichica dell’individuo non può essere scisso da quello della salute psichica della società.”
Sarà forse che per migliorare la salute psichica dell’individuo dovremmo concentrarci un po’ sulla salute psichica della società, sulle sue strutture, anziché continuare a mettere barriere che ci allontanano sempre più da una possibile comprensione?
Possono una serie di cambiamenti sociali, una serie di servizi orientati al benessere della persona bilanciare le situazioni che vivono gli individui più personalmente? Possiamo concentrarci davvero sul benessere degli individui della società e costruire comunità generative anziché pensare ad aggiustare il pezzo fuori posto della mente umana affinché l’individuo ritorni ad essere prestante, ad aderire al suo principio di realtà che non è altro che un principio di prestazione?
Fromm scrive “Dare vita a qualcosa […] presuppone determinate condizioni individuali e sociali.” Ma se mancano alcune condizioni sociali, l’individuo potrebbe non riuscire “[…] a sviluppare la sua potenzialità primaria, quella di accostarsi al mondo con interesse e gioia” e dunque potrà diventare necrofilo, come ci dice Fromm in un senso molto più lato del termine, cioè attratto dalla morte. “Se non ce la fa, l’uomo tende a sviluppare una diversa forma di relazionalità: quella che distrugge la vita.”




