Le vacanze: fuga da sé stessi
- Annapia Desiderio
- 7 giorni fa
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L’etimologia della parola “vacanza” deriva dal latino vacantia, neutro plurale sostantivato dell’aggettivo vacans, participio presente del verbo vacare, che significa “essere vuoto”.
Considerando ciò che ci circonda, ritengo necessario riflettere sul significato etimologico della parola “vacanza”. Innanzitutto credo che dovremmo chiederci, trascorrendo le nostre vacanze, se davvero riusciamo a percepire questo “essere vuoti”, se riusciamo ad esserlo; perché credo che, guardandomi intorno, abbiamo perso quello che sia il vero senso di vacanza in quanto ho notato come tutti siano presi dal condividere le loro vacanze sui social; il bisogno di pubblicare, di restare connessi ci distrae da noi stessi e sembra essere una ricerca spasmodica di un pretesto per non fermarsi a guardare sé stessi, per non assaporare quell’essere vuoti che spaventa in quanto implica il doversi percepire, il doversi sentire, il guardare eventualmente qualcosa che non va.
“Essere vuoti” genera paura, paura di vedersi e allora sembra essere più semplice utilizzare i social, pubblicare tutti i posti di moda che si frequentano per le vacanze così da acquisire un fallace senso di sicurezza. C’è un bisogno spasmodico di conferma che si stia trascorrendo le vacanze al meglio, come tutti vogliono, come la società vuole… E dunque, ci si abbandona a cuoricini e visualizzazioni!
Il fatto però è che, allo stesso tempo, con l’utilizzo dei social per condividere le proprie “vacanze da sogno” si alimenta una forte pressione sociale che causa ogni istante disagio in chi si trova a doversi confrontare con questi standard. La società sembra dire che andare in vacanza significhi andare al mare, in montagna, visitare tantissimi posti nuovi, fare i falò di Ferragosto, ecc. E i social non fanno che confermare questa idea.
Osservando le storie Instagram notavo come tutte fossero molto simili: i fuochi d’artificio di Ferragosto, i falò sulla spiaggia, la Grecia ormai una delle mete più scelte. E ancora la domanda ritorna: come facciamo a percepirci vuoti, come facciamo ad essere lì nel momento presente se siamo così impegnati a pubblicare tutti questi momenti, a fare il post del mese con le foto delle vacanze?
Abbiamo perso di vista il vero significato della parola “vacanza” e nel perderlo di vista abbiamo dato vita a una pressione sociale che causa un forte disagio che non avrebbe motivo di esistere se solo si capisse il vero senso della parola “vacanza”, perché si può “essere vuoti” a casa, al mare, in montagna, ecc. Il disagio è un campanello di allarme che richiama la nostra attenzione per farci riflettere sul fatto che ancora una volta, anche nella routine quotidiana dei social, cerchiamo un pretesto per scappare da noi stessi, per fare in modo di non essere lì a percepire ciò che siamo.
Fraintendere il significato di “vacanza”, plasmarlo secondo la moda ci ha tolto la possibilità di vivere il momento dell’essere vuoti!
