La pelle del tempo
Ci sono ricordi che il tempo scolora lentamente.
Dimentichiamo giorni, luoghi, parole. Perfino alcuni volti diventano meno nitidi.
Eppure qualcosa rimane.
Il corpo possiede una memoria diversa dalla mente: custodisce un gesto, una carezza, un'assenza. Ciò che abbiamo amato continua talvolta a vivere proprio lì, sulla pelle, come una traccia invisibile.
Da questa intuizione nasce “La pelle del tempo”, la poesia che dà il titolo alla mia raccolta.

La pelle del tempo
Ho dimenticato i giorni.
I luoghi.
Perfino le parole
che mi tremavano in gola.
Ma la pelle,
no.
Lei ricorda
dove mi hai sfiorata,
dove ti sei fermato a tremare,
dove hai smesso di cercarmi.
Come un sigillo
sulla mia pelle,
il tuo addio
ha lasciato il suo nome
senza bisogno di voce.
E ancora oggi,
quando il mondo tace,
è lì
che mi fa male.
Commento dell'autore
Ho scelto di dare a questa poesia il titolo dell'intero libro perché, in pochi versi, contiene una delle idee che attraversano tutta la raccolta: il tempo non cancella tutto.
La mente dimentica. I ricordi cambiano forma, perdono dettagli, diventano lontani. Ma esiste una memoria più profonda, quasi fisica, che continua a custodire ciò che abbiamo vissuto.
La pelle, nella poesia, non è soltanto il corpo. È il confine tra noi e il mondo, il luogo simbolico nel quale l'amore ci raggiunge e lascia la propria traccia.
Per questo l'addio diventa un «sigillo». Non qualcosa che possiamo vedere, ma qualcosa che continuiamo a portare.
Forse il tempo non guarisce davvero ogni cosa.
Forse ci insegna semplicemente a vivere con ciò che resta.
La poesia è tratta dalla raccolta La Pelle del Tempo – L'Amore che Resta di Barbaro Antonio Pontoriero.




