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L’etica della fragilità: note su “La Pelle del Tempo”

Esistono libri che non cercano di spiegare il mondo, ma di ascoltarlo.

 

La Pelle del Tempo di Barbaro – Poeta dell’Anima appartiene a questa rara categoria: testi che non pretendono di offrire risposte, ma che sanno aprire fessure nelle domande che ciascuno di noi porta con sé. 

La poesia di Barbaro è essenziale, priva di artifici, disciplinata da una sincerità che non indulge mai nell’effetto facile. Il tempo, attorno a cui ruota l’intera raccolta, non è trattato come concetto astratto, ma come un compagno muto che attraversa le nostre vite. L’autore riesce a renderlo quasi palpabile, evocandolo attraverso immagini semplici e potenti.

 

Uno dei versi centrali dichiara:

 

«Ho imparato che il tempo

non consola e non ferisce.

Resta lì, immobile,

mentre siamo noi a cambiare forma.»

 

È un’intuizione limpida: il tempo non agisce, siamo noi a mutare sotto il suo sguardo.


La forza del libro sta proprio in questo sguardo che non accusa, non rivendica, non spettacolarizza il dolore. Il poeta attraversa l’esperienza senza trasformarla in gesto teatrale. Ogni parola appare necessaria, mai superflua.

 

In un altro passo, Barbaro scrive:

 

«Ci sono giorni che passano

senza lasciare rumore.

E altri che, anche se brevi,

non smettono più di toccarti.»

 

Qui emerge la qualità meditativa della raccolta: la capacità di sostare, di non correre verso significati preconfezionati. È una poesia che non chiede di essere interpretata, ma vissuta.

 

La scrittura mantiene sempre una postura di umiltà, di rispetto verso ciò che sfugge e non si lascia catturare. Anche quando parla della perdita, il poeta evita ogni sentimentalismo. C’è una disciplina etica nel modo in cui osserva sé stesso e la propria storia: una volontà di verità che non cerca consolazione.

 

Uno degli estratti più intensi lo conferma:

 

«Tutto ciò che ho vissuto

si riduce a un battito che torna,

a un pensiero che non smette di respirare.»

 

Una frase che potrebbe sintetizzare l’intero libro: l’essenziale che ritorna, la memoria che resta come forma di presenza discreta.

 

La Pelle del Tempo è una raccolta che non si limita a raccontare, ma invita il lettore a entrare in una dimensione interiore più silenziosa, più onesta. La sua qualità più preziosa è forse questa: la capacità di accompagnare senza occupare, di parlare senza alzare la voce, di mostrare senza imporre.

 

Un libro per chi vive il tempo non come calendario da inseguire, ma come spazio fragile da abitare con consapevolezza.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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