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Il porto di Livorno continua a resistere

Venerdì 18 aprile 2026 i lavoratori portuali di Livorno insieme a varie realtà studentesche e sociali hanno bloccato il porto. Il target è stata la nave Freeberg, carica di munizioni proveniente dalla base USA vicino a Pisa, Camp Darby, e diretta in Israele. I sindacati USB, il Gruppo Autonomo Portuali, il Coordinamento Antimilitarista Livornese e degli attivisti della rete “Stop Armi a Israele” hanno bloccato l’apertura del ponte girevole sul Canale dei Navicelli con l’obiettivo di fermare il transito della nave che portava container con componenti per droni, munizioni e sistemi radar destinati all’esercito israeliano.  

La reazione delle autorità

 

Il presidio è stato pacifico, ma le forze dell’ordine sono intervenute rimuovendo il sit-in e portando via i manifestanti di peso. La reazione della Capitaneria è stata immediata: identificazioni, minacce di denunce per interruzione di pubblico servizio. Ma la città ha risposto subito con un presidio permanente ai cancelli del porto. Studenti, collettivi, famiglie palestinesi residenti in Toscana, tutti uniti dall’obiettivo condiviso: “Livorno sa da che parte stare, Palestina libera dal fiume fino al mare”.

  

Il blocco è durato 9 ore e la nave è ripartita vuota. Per un giorno, il traffico di morte si è interrotto. Il Coordinamento Antimilitarista Livornese ha espresso solidarietà agli attivisti, che hanno dimostrato quello che è possibile fare per contrastare la deriva bellicista del nostro Paese. Il CUB Toscana ricorda che la regione è da tempo zona nevralgica per la logistica militare statunitense, con il rifornimento continuo di materiale bellico allo Stato sionista.

 

Perché Livorno è cruciale

 

Livorno è uno snodo strategico per il traffico militare verso il Mediterraneo orientale. Da qui transitano ogni mese tonnellate di materiale bellico prodotto in Italia e in Europa. Documenti di imbarco alla mano, gli attivisti dichiarano che negli ultimi 8 mesi sono passate dal porto oltre 1200 tonnellate di armamenti. Armi pagate anche con soldi pubblici, grazie a commesse garantite dal governo, secondo i contestatori.

 

Il diritto internazionale violato

 

L’Italia aveva ratificato il Trattato sul Commercio di Armi che vieta il trasferimento di armi se c’è rischio che vengano usate per commettere crimini di guerra. La Corte Internazionale di Giustizia ha già riconosciuto il rischio “plausibile di genocidio” a Gaza e la Corte Penale Internazionale ha chiesto mandati di arresto per Netanyahu e Gallant. Eppure i container continuano a partire, anche da Piombino e dal porto di Genova.

 

Il movimento di Livorno, tra le altre realtà portuali in Italia e non solo, smaschera ed intralcia questa complicità con blocchi, presidi e manifestazioni, come azione civile, nonviolenta per contrastare la repressione brutale in atto. Livorno sta dalla parte dei bambini, le donne e gli uomini sotto attacco. Dalla parte di chi resiste da 78 anni all’occupazione forzata. Questo blocco è stato rimosso, ma il messaggio resta e il movimento riprende slancio.

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