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Gli italiani hanno a cuore la costituzione

Io non so quanto abbiano contribuito i casi Delmastro e Bartolozzi sugli esiti del referendum. A mio parere la Meloni sottovaluta che, se proprio bisogna dare un significato politico all’esito referendario, si tratta di una bocciatura della sua linea politica, soprattutto estera, così accondiscendente a Trump e Netanyahu. La guerra in Iran e i rincari dei carburanti con le conseguenze sui prezzi dei generi alimentari hanno fatto il resto.

 

Ma, a parte l’evidente bocciatura almeno di una parte della linea politica del governo, io credo che questa volta il voto sia stato prevalentemente proprio sul merito. Se qualche significato politico volessimo dare all’esito del referendum, direi che gli italiani, in parte anche quelli che votano a destra e al centro, si sono resi conto che l’obiettivo era ridurre l’autonomia della magistratura e hanno capito la fregatura.

 

In ogni caso, dall’altra parte della barricata, è evidente che i vincitori stiano nell’asse Conte, Schlein e Fratoianni. La linea dei centristi Renzi e Calenda è stata sconfitta. Stesso discorso per i riformisti del PD che probabilmente hanno seguito a malincuore la linea della segretaria.

 

Su come potrebbero sfruttare il momento favorevole le opposizioni avrei alcune considerazioni. La prima è di tener conto della polarizzazione dell’elettorato, che è una conseguenza quasi necessaria delle riforme degli ultimi anni. A forza di liberalizzazioni del mercato, privatizzazioni dei servizi pubblici (prova a imporre a ENEL dei prezzi politici dell’energia ora), riduzione delle tutele del lavoro dipendente, la famosa classe media che aspira alle condizioni di vita agiate dei capitalisti si è assottigliata e sta riconfluendo nel proletariato.

 

Se poi aggiungiamo la scarsa credibilità della classe politica in genere, ma soprattutto di quella che presidia l’area di centro, da Renzi a Calenda, passando per i riformisti del PD, si capisce quanto poco appeal abbia una linea politica moderata. Ma io penso che il poco appeal sia causato anche dalla mancanza di risposte a come si sta evolvendo il capitalismo e la geopolitica. E questo è un problema anche per i riformisti in genere che non hanno più riforme vere da proporre.

 

La seconda considerazione riguarda il programma politico. I dibattiti sulle primarie e sulla scelta dei leader non mi hanno mai appassionato. Riconosco che la politica ormai ruota intorno alle figure di leader che siano credibili (e sono pochi) e che abbia preso un indirizzo personalistico. Ma questo referendum mostra che le persone si mobilitano anche sui contenuti. C’è tutta una parte di elettorato popolare che non si sente più rappresentato da nessuno, che vuole essere ascoltata e che si può recuperare alla partecipazione attiva.

 

Se proprio bisogna fare delle primarie le farei sul programma che è in parte già scritto: realizzare la Costituzione. Il referendum costituzionale, con tutti i precedenti che conosciamo, dimostra che gli italiani alla Costituzione ci credono e ci tengono. Il programma è praticamente fatto: rifiuto del riarmo, politica attiva per negoziare la pace nelle zone di conflitto seguendo il diritto internazionale (e provare a indirizzare la UE su questa strada), maggior controllo dello stato sui settori strategici dell’economia (vedi energia e trasporti), rivalutazione del servizio sanitario pubblico e del ruolo di scuola e ricerca, tutela dei diritti delle lavoratrici e lavoratori anche in chiave aggiornata alle nuove condizioni del capitalismo e del mondo del lavoro odierni.

 

A ciò aggiungerei una nota positiva dell’esito referendum che è la partecipazione dei giovani che si conferma dopo la prova dei referendum sul lavoro e cittadinanza dello scorso 28 giugno. Una generazione di cittadini ingiustamente accusata di disinteressarsi alla politica e problemi sociali si sta affacciando nel mondo e ha bisogno di essere ascoltata. Se fossi un politico di centro sinistra ne terrei conto.

 

Infine, un’ultima considerazione. Vista la situazione geopolitica attuale, credo che nessuno può prendere a cuor leggero la possibilità di assumersi responsabilità di governo. Non si tratta più di vincere una sorta di competizione sportiva, ma di rendersi conto che il potere non è controllo, ma servizio.

Ivan.Petrović.Poljak.001, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Ivan.Petrović.Poljak.001, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons


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