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Dopo la finanziaria arriva la stangata

Non abbiamo ancora fatto in tempo a suonare le fanfare per i benefici della Finanziaria 2026 che, con i primi giorni dell’anno, sono arrivati i puntuali aumenti delle tariffe. Si tratta di rincari che rischiano di erodere rapidamente i pochi vantaggi concessi a una platea limitata di beneficiari.

 

Puntuali si ripresentano gli adeguamenti automatici dei pedaggi autostradali, frutto di concessioni ai privati regolate da contratti favorevoli ai gestori e sfavorevoli ai cittadini, i quali dovrebbero essere rappresentati dai politici che tali condizioni contrattano o stabiliscono. Ma non ci sono solo gli aumenti dei pedaggi in arrivo, ci saranno anche l’aumento delle accise sul gasolio e la tassazione più alta su alcune polizze auto come quella che riguarda l’assistenza stradale. Poi aumenti su sigarette e tabacco. Mi riferisco a tutte le tariffe che, direttamente o indirettamente, dipendono da decisioni economiche del governo e parlamento di turno. 

https://pixabay.com/it/photos/benzina-diesel-gas-carburante-olio-175122/

Basta fare due conti per capire come gli sconti fiscali della manovra 2026 — riservati, tra l’altro, ai redditi sopra i 28mila euro — verranno neutralizzati da questi rincari. Qualcuno potrebbe obiettare che non siamo obbligati a prendere l’auto, le autostrade o acquistare tabacco e sigarette. Ma va da sé che ridurre bisogni e consumi per evitare le conseguenze di questi aumenti non va certo nella direzione di un sano funzionamento del sistema produttivo capitalistico.

 

Ci sono un paio di considerazioni che collegherei a questa stangata di inizio anno. La prima è lo iato tra promesse elettorali e realtà. Qualcuno forse si ricorda ancora della promessa dell’abolizione delle accise sui carburanti? Abolizione, non una più ragionevole e realizzabile riduzione. Praticamente i carburanti, depurati delle accise costerebbero 50/60 centesimi al litro più IVA. Chiaro che fosse una promessa elettorale irrealizzabile tanto quanto quella del blocco navale davanti alle coste dell’Africa. Ormai, questo modo di disattendere le promesse non sembra più intaccare la credibilità della politica; probabilmente, persino chi ha votato questa maggioranza nel 2022 non lo ha fatto per reale convinzione. Insomma, sono promesse degne di Cetto La Qualunque e ciò dovrebbe farci riflettere sul livello della classe politica al potere in Italia.

 

L’altra considerazione riguarda chi paga questi sconti fiscali. Su questo argomento mi sono soffermato più volte. Le mancate entrate fiscali hanno bisogno di essere finanziate e non è mai successo che a compensare i costi dei vari bonus e sconti fiscali dei vari governi che si sono succeduti sia stata la lotta all’evasione e/o una maggiore tassazione sulle rendite finanziarie. La recente decisione di tassare gli extra profitti delle banche è talmente limitata nella pratica, e in buona parte è anche un prestito che lo stato dovrà restituire alle banche, che non la prendo neanche in considerazione in questo ragionamento. Insomma chi finanzia sconti e bonus fiscali sono gli stessi cittadini che pagano le tasse con il loro lavoro.

 

Ecco perché, a continuo a ripetere che ogni riduzione delle aliquote fiscali, sconti “una tantum”, bonus e via dicendo siano inefficaci. Perché corrispondono sempre ad aumenti da qualche altra parte o a un peggioramento dei servizi. Ed è triste che i cittadini si lascino abbindolare da manovre di così bassissimo profilo. Tuttavia, parliamo ormai di una minoranza: una fetta sempre più ampia dell'elettorato ha perso fiducia e non si reca più alle urne. Si può continuare a ignorare questo silenzio? Prima o poi, queste persone daranno un segnale della loro esistenza: speriamo solo che sia pacifico.

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