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AI Mode: il futuro della progettazione e della valutazione educativa


Intervista al dott. Fabrizio Schiavo


Nel panorama della ricerca educativa italiana, il lavoro del dott. Fabrizio Schiavo si distingue quale esperienza tra le più significative e innovative in tema di didattica contemporanea e intelligenza artificiale applicata ai processi formativi. Ricercatore INDIRE, Schiavo conduce da anni un’intensa attività di studio e sperimentazione su transizione digitale, metodologie didattiche innovative e ambienti di apprendimento capaci di coniugare dimensione tecnologica e riflessione pedagogica.

 

La sua ricerca si caratterizza per una visione lucida e integrata, che sottrae l’intelligenza artificiale a derive tecnocratiche e a letture meramente strumentali, collocandola entro una prospettiva educativa consapevole, critica e profondamente orientata alla qualità della relazione formativa. In tale orizzonte prende forma la recente sperimentazione AI Mode, sviluppata presso il Polo Tecnologico Cultural Educational Immersive Station di Benevento: un laboratorio avanzato di ricerca e innovazione, nato dalla collaborazione scientifica tra INDIRE e APS Io X Benevento, in cui nuove modalità di progettazione didattica e valutazione educativa vengono esplorate attraverso l’impiego di agenti pedagogici intelligenti; si interrogano efficacia, qualità e limiti dell’intelligenza artificiale, elaborando modelli in cui la tecnologia non si sostituisca al docente, ma ne amplifichi la capacità progettuale, interpretativa e critica, preservandone, imprescindibilmente, l’intenzionalità pedagogica.

 

Fulcro della sperimentazione è Faber, un chatbot concepito quale interlocutore riflessivo in grado di accompagnare la costruzione di percorsi educativi più consapevoli, coerenti e intenzionalmente orientati. L’elemento progettuale di maggiore interesse risiede nella possibilità di delineare forme inedite di collaborazione aumentata tra insegnante e macchina, entro le quali il chatbot assume la funzione di dispositivo dialogico capace di stimolare confronto critico, problematizzazione e auto-riflessione professionale; non più, dunque, soltanto l’adozione dello strumento tecnologico, quanto la capacità di integrarlo in modo consapevole, preservando autenticità, complessità e dimensione profondamente umana dell’atto educativo.


Nadia De Cristofaro

Dott. Fabrizio Schiavo
Dott. Fabrizio Schiavo

Dott. Schiavo, all’interno della sperimentazione AI Mode, quale equilibrio è emerso tra la progettazione didattica guidata dal docente e gli input generati da Faber?

 

L’equilibrio più interessante che è emerso da una prima analisi dei dati risulta quello di una collaborazione aumentata: il docente mantiene la responsabilità pedagogica e decisionale, mentre l’agente AI contribuisce ad arricchire il processo progettuale, rendendolo più esplicito, argomentato e consapevole. Il lavoro con Faber ha mostrato che la progettazione rimane un atto profondamente umano, situato e professionale. Il docente porta nella conversazione la conoscenza del contesto, degli studenti, dei vincoli scolastici, delle finalità educative e delle scelte metodologiche. Faber, invece, interviene come dispositivo di espansione riflessiva, proponendo alternative, sollecitando domande, evidenziando elementi trascurati, suggerendo connessioni tra obiettivi, attività, metodologie e criteri di valutazione.

 

Nel lavoro sul campo, quali elementi della progettazione didattica si sono rivelati più sensibili all’interazione con un agente pedagogico? Obiettivi, attività, metodologie o criteri di valutazione?

 

In varia misura, sono coinvolti tutti gli elementi menzionati. Nel dialogo con l’agente, i docenti sono stati guidati affinché gli obiettivi, tutti particolarmente rilevanti, fossero resi più chiari, osservabili e coerenti con il percorso didattico, facilitando la distinzione tra finalità generali, traguardi di competenza e obiettivi operativi e favorendo una maggiore precisione durante la fase di progettazione.

 

Le metodologie sono state fortemente influenzate dall’interazione. L’agente ha stimolato i docenti a considerare strategie più attive, inclusive e partecipative, suggerendo modalità di lavoro cooperative, approcci laboratoriali, attività differenziate e forme di personalizzazione più attente ai bisogni degli studenti. Infine, i criteri di valutazione sono risultati uno degli aspetti più interessanti, perché spesso nella progettazione didattica vengono definiti solo alla fine o in modo implicito. Il dialogo con Faber ha invece favorito una riflessione anticipata sulla valutazione, spingendo i docenti a chiedersi fin dall’inizio: “Cosa voglio osservare? Quali evidenze mi permettono di capire se l’apprendimento è stato significativo? Come posso valutare non solo il prodotto finale, ma anche il processo?”.

 

Durante le attività con Faber, in che modo l’agente pedagogico ha inciso concretamente sulle scelte progettuali dei docenti coinvolti nella sperimentazione?

 

Soprattutto attraverso una funzione di riformulazione, orientamento e problematizzazione. In molti casi, il docente partiva da un’idea iniziale di attività o da un tema generale; l’interazione con l’agente permetteva poi di trasformare quell’intuizione in una progettazione più strutturata.

 

Concretamente Faber ha aiutato i docenti a rendere più espliciti gli obiettivi didattici, collegare le attività agli apprendimenti attesi, riflettere su strategie maggiormente inclusive e differenziate, integrare dimensioni trasversali come sostenibilità, pensiero sistemico, collaborazione e competenze critiche.

 

L’impatto più significativo non è stato quindi la produzione automatica di materiali, ma la possibilità di rallentare e rendere più consapevole il processo decisionale del docente. Potremmo dire che lo strumento ha funzionato come una sorta di “specchio progettuale”, restituendo al docente una versione riorganizzata, ampliata o problematizzata della propria idea, consentendogli di rivederla criticamente e ripensarla alla luce dei suggerimenti ricevuti. In questo senso, l’agente pedagogico non ha imposto soluzioni, ma ha aperto il ventaglio delle possibilità, permettendo una ridefinizione più consapevole delle proprie decisioni didattiche.

 

Nella sperimentazione, ha osservato cambiamenti nel modo in cui i docenti riflettono sulla propria progettazione quando questa avviene in dialogo con Faber?

 

Sì, uno degli aspetti più rilevanti osservati nella sperimentazione riguarda proprio il cambiamento della postura riflessiva dei docenti. Quando la progettazione avviene in dialogo con Faber, il docente non si limita a “chiedere una lezione” o a ottenere una proposta già pronta, ma viene progressivamente sollecitato a esplicitare il proprio ragionamento didattico. Questo produce un passaggio importante: dalla progettazione come compilazione di uno schema alla progettazione come processo dialogico, argomentativo e riflessivo. Il docente è portato a chiarire perché sceglie una certa attività, quali bisogni intende intercettare, quali competenze vuole sviluppare, quali difficoltà prevede e quali evidenze utilizzerà per valutare gli apprendimenti. In alcuni casi, l’interazione ha favorito anche una maggiore attenzione alla coerenza interna del percorso, evitando progettazioni frammentate o eccessivamente centrate sul contenuto. Il cambiamento principale riguarda, quindi, l’emergere di una progettazione più consapevole, non necessariamente più complessa, ma certamente più intenzionale. Faber ha reso visibile il pensiero progettuale del docente, aiutandolo a osservarlo, rivederlo e migliorarlo.

 

In che misura i dati e le interazioni generate da Faber all’interno di AI Mode possono diventare una base utile per ripensare i modelli di valutazione della qualità della progettazione didattica?

 

Le interazioni generate possono costituire una base molto interessante perché permettono di osservare non soltanto il prodotto finale, ma anche il processo attraverso cui la progettazione prende forma.

 

Tradizionalmente, la qualità di una progettazione viene spesso valutata analizzando il documento conclusivo: obiettivi, attività, tempi, strumenti, criteri di valutazione. Tuttavia, il dialogo con Faber consente di raccogliere dati sul percorso decisionale del docente: quali domande pone, quali aspetti considera prioritari, come riformula gli obiettivi, come accoglie o modifica i suggerimenti, quali criteri usa per validare una proposta.

 

Questi dati possono aiutare a costruire indicatori più profondi, legati non solo alla completezza formale della progettazione, ma alla sua qualità pedagogica. In questa prospettiva, Faber non è soltanto uno strumento di supporto alla progettazione, ma anche un ambiente di ricerca. Le conversazioni prodotte possono diventare dati utili per comprendere come i docenti progettano, quali difficoltà incontrano e in che modo l’interazione con un agente pedagogico può sostenere una progettazione più riflessiva, inclusiva e intenzionale.


Nota biografica


Fabrizio Schiavo


È ricercatore presso INDIRE – Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa. Suoi temi di interesse sono l’innovazione e la messa a sistema di modelli di scuola “aumentati” dalle tecnologie educative, con un focus particolare sugli attuali LLM (Large Language Models) e l’intelligenza artificiale generativa come strumenti supportivi della co-progettazione e dell’agire didattico. Collabora a gruppi di ricerca e a progetti nazionali e internazionali coordinati da diversi responsabili dell’Istituto.


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