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25 Aprile: la festa che dovrebbe unire

Il 25 Aprile dovrebbe rappresentare il momento della riconciliazione nazionale sotto i valori della libertà, proprio perché lo stesso diritto di scendere in piazza a manifestare nasce grazie al sacrificio di partigiane e partigiani che hanno combattuto per ottenerlo, liberandoci dal regime nazifascista. Ma le piazze di sabato sembrano averci consegnato l’immagine di un Paese ostaggio di un clima politico divisivo.

A Milano, la Brigata Ebraica è stata esclusa dal corteo, scatenando tensioni altissime. In questo scenario, la reazione di Giorgia Meloni è stata, ovviamente, immediata, denunciando una "deriva antisemita" e un attacco alle istituzioni. Innanzitutto, si parla di manifestanti che hanno scelto di scendere in piazza portando la bandiera di Israele e accanto la foto di Netanyahu, leader su cui pende un mandato d'arresto della Corte Penale Internazionale per crimini contro l'umanità, scelta provocatoria e assolutamente non in linea col senso della manifestazione stessa. La premier strumentalizza, ancora una volta, volutamente, un fatto di cronaca perché “fa comodo” nel momento dell’introduzione del nuovo Decreto Sicurezza. Il provvedimento, infatti, introduce misure estremamente severe, come la trasformazione del blocco stradale in reato penale e la punibilità della "resistenza passiva", norme che rischiano di colpire non solo chi usa la forza, ma chiunque scelga la disobbedienza civile come forma di protesta. In questo modo, la sicurezza rischia di tradursi in una riduzione degli spazi di espressione democratica, rendendo ogni piazza un potenziale caso giudiziario.

 

Ciò che è accaduto a Milano non è assolutamente un episodio di antisemitismo, e lo dimostrano tutte le persone, appartenenti alla comunità ebraica, che hanno partecipato pacificamente al corteo, senza ricevere contestazioni. Il Laboratorio Ebraico Antirazzista ha sfilato mostrando due striscioni: in uno c’era scritto “ebree ed ebrei contro il fascismo in ogni tempo e in ogni luogo”, mentre nell’altro si leggeva “cessate il fuoco, voci ebraiche per la pace”. I suoi membri hanno scritto su Facebook di aver ricevuto “moltissimi applausi e saluti affettuosi dai presenti”.

 

In definitiva, il 25 aprile di quest'anno ci lascia un’eredità amara: una piazza divisa, a cui si è aggiunto anche un terribile episodio di violenza fisica a Roma nei confronti di due attivisti dell’Anpi. Se la festa della liberazione diventa il terreno di propaganda per nuove strette normative, il rischio è di smarrire proprio il senso stesso della Resistenza.

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