Ultimo giorno a Wellington
Quella mattina, la quiete assoluta di un istante sospeso si rispecchiava nel paesaggio. Era la pace della letteratura bucolica, dove la natura si manifesta tra grandi variazioni cromatiche e piccoli miracoli indiscreti. Nella stessa grazia risuonavano le vecchie poesie di Lawren Harris e il suo sguardo geometrico sui sobborghi di Toronto, creando un contrasto intimo tra la ricerca della spiritualità e le architetture della mente. Resta così l'eco del mio addio al Canada, un ultimo ricordo che aleggia ancora nell'alba prima del richiamo alla realtà.
Dalla veranda rovente
vedo i fiori sbocciare
nei campi di canola
– una gialla distesa
sulla piattezza verso
le dune sbiadite
dove muore il lago.
Dal bozzolo nel legno
spunta una crisalide
nel chiaroscuro
– ali brillanti
e una lenta danza
di noia e di voglia
di volare in eterno.
Un fumo di burro
allunga le dita
nel respiro dell’alba
e il sole si prepara
a cuocerci l’anima
nella colazione
della domenica,
prima che uno squillo
mi riporti in città.





