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Sul treno

6 minuti fa
Tempo di lettura: 1 min

Il maglev di William Gibson in "Idoru" incarna un viaggio senza fine nel vuoto magnetico che cancella il mondo reale. Questa corsa si scontra con il treno-arca nel film "Snowpiercer" di Bong Joon-ho e il vuoto quotidiano fuori da "Avalon" di Mamoru Oshii, entrambi simboli di una devoluzione irrefrenabile verso l'estinzione. Tra i vagoni di Toronto, città fantasma in cui sono nati questi versi, lo spostamento fisico cede il passo all'inconscio, dove la volontà di smarrirsi deve fare i conti con la necessità di arrestare il tempo e guidare l'umanità fuori rotta. Resta solo il rifiuto di tornare a quei binari tronchi che mio padre ferroviere mi mostrava da piccola, punto fermo dove ogni cosa ha un inizio, ma anche una fine.







Un lungo ritorno;

tra la porta e il mio riflesso

un flusso di luce 

mi attraversa

con l'impazienza

di un fiume in piena.

Allungo le dita

verso la coda del treno

per toccare, insieme

l’inizio e la fine.

Se solo potessi racchiuderle

nello spazio dell’anima

sarei io a portare 

questa gente

alla deriva.



Illustrazione di una ragazza che osserva dal buio di un treno le strisce di luci oltre i vetri delle porte.
Immagine e poesia di Viviana Laperchia


© RIPRODUZIONE RISERVATA

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© 2025 - La Bottega delle Filosofie è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Salerno - Reg. Num 2593/2024 - Direttore Responsabile Dario Luca Mattia - Direttore Editoriale Marco Antonio D'Aiutolo.

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