Sul treno
Il maglev di William Gibson in "Idoru" incarna un viaggio senza fine nel vuoto magnetico che cancella il mondo reale. Questa corsa si scontra con il treno-arca nel film "Snowpiercer" di Bong Joon-ho e il vuoto quotidiano fuori da "Avalon" di Mamoru Oshii, entrambi simboli di una devoluzione irrefrenabile verso l'estinzione. Tra i vagoni di Toronto, città fantasma in cui sono nati questi versi, lo spostamento fisico cede il passo all'inconscio, dove la volontà di smarrirsi deve fare i conti con la necessità di arrestare il tempo e guidare l'umanità fuori rotta. Resta solo il rifiuto di tornare a quei binari tronchi che mio padre ferroviere mi mostrava da piccola, punto fermo dove ogni cosa ha un inizio, ma anche una fine.
Un lungo ritorno;
tra la porta e il mio riflesso
un flusso di luce
mi attraversa
con l'impazienza
di un fiume in piena.
Allungo le dita
verso la coda del treno
per toccare, insieme
l’inizio e la fine.
Se solo potessi racchiuderle
nello spazio dell’anima
sarei io a portare
questa gente
alla deriva.





