Oltre l’aula. Ripensare l’educazione
- Nadia De Cristofaro

- 2 giorni fa
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21 luglio 2026, via libera definitivo del Senato al D.D.L. n. 1766
Le profonde transizioni in atto nella società contemporanea impongono una riconsiderazione del paradigma educativo, progressivamente orientato a riconoscere che la formazione della persona si realizza attraverso una pluralità di contesti esperienziali, eccedenti i tradizionali confini dell'istruzione formale. In tale prospettiva si inscrive il Disegno di legge n. 1766/2026, recante delega al Governo per il sostegno delle attività educative e ricreative non formali, finalizzato a conferire piena legittimazione istituzionale al valore pedagogico delle esperienze formative extrascolastiche e a promuovere un modello educativo fondato sull'interazione sistemica tra istituzioni scolastiche, famiglie, comunità territoriali, Terzo Settore e organizzazioni civiche.

La ratio trova fondamento nelle criticità scaturite dagli effetti della pandemia da Covid-19, nel crescente disagio psicosociale della popolazione giovanile, nell'accentuazione delle disuguaglianze educative e nella persistente incidenza della dispersione scolastica che hanno evidenziato l'inadeguatezza di risposte affidate esclusivamente all'istituzione-scuola, pur nel riconoscimento della sua funzione primaria. Da qui una concezione dell'educazione quale responsabilità diffusa, una governance multilivello in cui le diverse agenzie formative concorrono, in modo complementare, alla costruzione di percorsi di crescita integrale della persona.
L'impianto del provvedimento si colloca in sostanziale continuità con gli indirizzi elaborati dall'UE nell'ambito delle politiche per l'apprendimento permanente, che riconoscono pari dignità ai processi di apprendimento formale, non formale e informale. Le esperienze maturate nei contesti extrascolastici vengono, così, assunte quali dispositivi essenziali per la promozione della cittadinanza attiva, della coesione sociale e dell'acquisizione di competenze trasferibili, secondo un orientamento consolidato anche attraverso programmi quali Erasmus+ e il Corpo europeo di solidarietà.
In quanto legge delega, il provvedimento demanda ai successivi decreti legislativi la definizione dell'architettura attuativa, dei criteri di riconoscimento delle attività educative non formali, le procedure di accreditamento degli enti, i meccanismi di coordinamento istituzionale e le misure di sostegno economico. Qualora tali strumenti trovassero effettiva traduzione operativa, potrebbe consolidarsi un ecosistema educativo integrato, capace di valorizzare il patrimonio di competenze multilivello maturate nei contesti extrascolastici.
Permangono, nondimeno, profili di significativa complessità, riconducibili alla necessità di assicurare adeguate risorse finanziarie, di elaborare una definizione giuridicamente univoca dell'educazione non formale, di contenere le asimmetrie territoriali, scongiurando il rischio che il riconoscimento delle esperienze extrascolastiche possa incidere sul ruolo della scuola pubblica quale presidio fondamentale di garanzia educativa e di laicità.
Nel suo complesso, il DDL propone una riconfigurazione dell'orizzonte pedagogico coerente con la crescente complessità sociale, prospettando un modello in cui la formazione si configura come processo permanente, diffuso e policentrico, destinato ad accompagnare l'individuo lungo l'intero arco della vita.



