La meditazione del tempo
- Barbaro Antonio Pontoriero

- 1 giorno fa
- Tempo di lettura: 2 min
Introduzione
Viviamo correndo.
Attraversiamo i giorni come stanze in cui entriamo senza guardarci intorno, inseguendo qualcosa che spesso nemmeno sappiamo più nominare. E intanto il tempo passa. Silenzioso. Ostinato. Invisibile.
Ma ci sono momenti in cui il tempo smette di essere un orologio e diventa una domanda.
È in uno di quei momenti che nasce “La meditazione del tempo”: non come tentativo di fermare ciò che fugge, ma come gesto fragile e umano di ascolto.
Ascolto di ciò che resta dentro di noi quando il rumore del mondo si abbassa, quando le maschere cedono, quando perfino il silenzio sembra avere memoria.
Perché forse il tempo non ci porta via soltanto le cose.
Forse ci restituisce, lentamente, a noi stessi.

La meditazione del tempo
Resto a guardare il giorno che si piega,
e mi chiedo quanto ancora durerà
questa lenta conversazione tra me e il tempo.
Lui non risponde.
Scorre…come sempre…
tra le pieghe delle cose che passano.
Io, che credevo di saperlo attendere,
ora imparo a lasciarlo andare.
Il tempo non ferisce,
non consola,
non restituisce,
indifferente,
distaccato,
lontano…
Si limita a insegnare:
a chi perde, il senso del restare;
a chi ama, la misura del silenzio;
a chi ricorda, l’essenza del vuoto;
a chi spera, la fragilità della luce.
Tutto ciò che ho vissuto
si riduce a un battito che torna,
a un pensiero che non smette di respirare.
Forse è questo l’eterno:
non durare,
ma non finire del tutto.
E io resto qui,
tra il ricordo e il domani,
ad ascoltare il tempo che parla piano,
come un vecchio amico
che sa tutto di me
e non giudica.
E nel silenzio comprendo:
nulla si perde davvero,
se ha saputo restare
nel cuore del tempo
e viaggiare sulle ali della Luce…
anche solo per un istante.
Barbaro – Poeta dell’Anima

Commento dell’autore
Ho scritto questa poesia in uno di quei giorni in cui il tempo non sembrava più scorrere, ma guardarmi.
Mi sono accorto che passiamo gran parte della vita a combatterlo: cerchiamo di trattenerlo, rincorrerlo, riempirlo, dimenticarlo. Eppure il tempo resta lì, immobile nella sua indifferenza, mentre siamo noi a consumarci dentro le sue stagioni.
Scrivendo questi versi ho sentito, forse per la prima volta, che il tempo non è soltanto ciò che ci invecchia.
È anche ciò che ci spoglia.
Ci toglie illusioni, rumori, fughe. E alla fine lascia davanti a noi una domanda semplice e terribile: cosa resta davvero?
Forse resta ciò che abbiamo amato.
Forse ciò che abbiamo perduto.
Forse le ferite che hanno continuato a parlare anche nel silenzio.
O forse resta soltanto quell’istante rarissimo in cui riusciamo a sentirci vivi fino in fondo.
Questa poesia nasce da lì.
Da un dialogo silenzioso con il tempo, con la memoria, con tutto ciò che continua a respirare dentro di noi anche quando crediamo sia finito.


