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Il Natale, quella festa presa in prestito

Il Natale è quella ricorrenza speciale che rende tutti più tutti più buoni, tra una mangiatoia e un controllo dal nutrizionista posposto, tra una stella cometa e un finanziamento per potersi permettere i regali, all’ombra di un abete di plastica cinese circondato da pacchetti sbrilluccicanti.

 

Ma da quando lo festeggiamo così? Prima dei panettoni artigianali da 28 euro e delle corse ai regali dell'ultimo minuto, il Natale era qualcos’altro, qualcosa di molto diverso.

Immagine generata con AI
Immagine generata con AI

Tutto iniziò con la festa del Sol Invictus. Eh sì, perché se v’immaginate per un attimo nella Roma di 2000 anni fa, dove non esistevano i termosifoni, le giornate erano brevissime e faceva un freddo cane, allora pensare di celebrare l’unica cosa capace di scaldare efficacemente il mondo, oltre al vino, forse aveva un senso. Così nacque la festa per il "Sole Invitto". Il 25 dicembre, per il calendario giuliano, era il solstizio d'inverno: il momento in cui la luce smetteva di calare e ricominciava a vincere sulle tenebre.

 

In sostanza, un gigantesco "Ce l'abbiamo fatta, non moriremo tutti al buio!" collettivo. L'Imperatore Aureliano, che in quanto a marketing la sapeva lunga, ufficializzò il culto nel 274 d.C.

 

Perché faticare a inventare nuovi brand, quando invece puoi cavalcare l'onda del corpo celeste più amato di sempre? Di lì a poco, però, il Cristianesimo avrebbe smesso di essere un affare per pochi celebranti clandestini, dopo che nel 313 d.C. con l’editto di Milano, che stabilì la libertà di culto, esso era diventato legale, per assurgere addirittura a religione ufficiale dell’Impero nel 380 d.C., con l’editto di Tessalonica.

 

A quel punto però gli imperatori si ritrovarono con un piccolo problema logistico: la gente amava troppo i Saturnalia, quei party sfrenati in cui gli schiavi diventavano padroni, l’eccezione diventava regola e scorrevano fiumi di vino. Come convincere i pagani a cambiare religione senza togliergli il free bar? Elementare, Watson: con il rebranding.

 

Intorno al IV secolo, infatti, la Chiesa pensò bene di sovrapporre la nascita di Gesù alla festa del Sole. Dopotutto, se Gesù era "la luce del mondo", il gioco di parole da dare in pasto al popolo era fin troppo semplice. In nessuno dei Vangeli, canonici e apocrifi, c’è traccia della data esatta della nascita di Cristo, ma il 25 dicembre funzionava troppo bene per lasciarselo scappare. Mica è finita qui eh, un attimo, la lista dei “prestiti”, per essere gentili, continua. Se oggi appendete il vischio o decorate l'albero, sappiate che state facendo un tributo ai Celti e ai Germani, infatti per loro queste piante sempreverdi erano il simbolo della vita che non muore mai, nemmeno quando fuori ci sono zero gradi, i lupi ululano e se non hai le gomme da neve ti fanno la multa.

 

Insomma, il Natale è il più grande "mash-up" della storia dell'umanità: mettici un pizzico di Mithra, il dio persiano in gran voga a Roma, nato, guarda caso, il 25 dicembre, una spolverata di Yule nordico, una dose generosa di solstizio d'inverno, il tutto shakerato con la tradizione cristiana.

 

In conclusione che lo chiamiate Sol Invictus, Yule o Natale, il discorso non cambia: da che si ha memoria, l'uomo cerca una scusa per eccedere nel mangiare a dismisura, accendere luci e festeggiare il fatto che le giornate ricominciano ad allungarsi.

 

Quindi, quest'anno, quando sotto l’albero scarterete l'ennesimo paio di guanti o l’ennesima sciarpa, tra un’espressione di falsa meraviglia e un ringraziamento a denti stretti, ricordatevi di fare un brindisi al Sole, perché è lui il festeggiato originale di questa ricorrenza tanto sentita da (quasi) tutti.

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