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Con il riscaldamento climatico il falsificazionismo popperiano non funziona

Siamo entrati nella fase finale dell’estate, almeno si spera, visto che possiamo tranquillamente annoverarla tra le più calde estati di sempre, e potremmo fare un bilancio drammatico degli eventi climatici estremi. Trombe d’aria che assomigliano sempre più a tornado, ondate di piena improvvise che trascinano milioni di metri cubi di detriti, grandi frane sui versanti delle montagne, e l’elenco potrebbe allungarsi.

 

Ma la mia intenzione è più mettere in luce come questi eventi siano manipolati dai sostenitori del negazionismo climatico che usano in maniera grossolana e probabilmente inconsapevole (non credo che siano pensatori così raffinati) il falsificazionismo popperiano. Cioè portano in esempio eventi simili che sono avvenuti molti decenni fa per falsificare la teoria (perché pur sempre di una teoria si tratta, per quanto corroborata da moltissimi dati ed evidenze) del riscaldamento climatico causato dalle attività umane.


Alluvioni in Nepal del 2026
Alluvioni in Nepal del 2026

Abbiamo visto tutti le terribili immagini della grande alluvione in Nepal. Un’immensa ondata di acqua e fango ha travolto villaggi e infrastrutture della Valle del fiume Lhende Khola seppellendo case e persone. Non sono quasi neppure cominciate le ricerche dei dispersi e l’indagine sulle cause dell’evento, che mi trovo su un social un post di un negazionista climatico che cita un articolo su un evento simile successo nel 1965 in Svizzera. Questo per dimostrare che i crolli dei ghiacciai sono sempre avvenuti. Infatti nel post vengono elencati una serie di eventi simili tra XIX e XX secolo. Casi simili ai più recenti del villaggio di Blatten o del Ghiacciaio della Marmolada avvenivano anche quando non si parlava di cambiamento climatico.

 

È indubbio che i crolli dei ghiacciai sono eventi che sono sempre avvenuti. E ciò per varie ragioni legate alla gravità sia in fase di avanzata che di ritiro. Ma la novità sta nella causa di questi crolli. Le alte temperature estive in quota, soprattutto la lunghezza e continuità di questi eventi, rendono instabile qualsiasi pendio roccioso e glaciale in montagna. 

 

Non è certo l’unico esempio di “falsificazionismo popperiano” in cui mi sono imbattuto in rete in questi mesi. Un altro esempio è stato il riporto di un articolo di giornale in cui si registrava ad agosto del 1962 a Roma una temperatura di 42ºC. Il commento proprio esplicito, e per niente originale, è che in estate è normale che faccia caldo ed è sempre stato così. Quasi inutile discutere con queste persone e spiegargli che non bisogna confondere il tempo meteorologico con il clima e che un singolo evento non dimostra nulla.

 

Io credo che sia anche inutile cercare di argomentare con queste persone, semplicemente perché non hanno nessuna voglia di farlo in maniera seria. Il riscaldamento climatico, come tutte le teorie scientifiche, non deve diventare un dogma. Ma questi “falsificazionisti” dovrebbero esibire ben altre prove che singoli articoli di giornale e portare una serie di dati complessi a favore delle loro teorie per corroborarle. Ovvio che ciò non succederà mai, perché in fin dei conti a costoro non interessa nulla del cambiamento climatico e dell’ambiente in generale.

 

Oltre ai negazionisti climatici, tra le categorie di persone che mostrano insofferenza verso qualsiasi politica ecologista, ci sono quelli che alzano le mani mostrando la poca sostenibilità di jet privati, grandi navi da crociera e simili, per scaricare le proprie responsabilità nel non voler modificare le proprie abitudini. Anche se sono argomentazioni egoistiche e ingenue, perché ognuno può fare ragionevolmente la propria parte, è indubbio che hanno almeno il pregio involontario di cogliere il punto, cioè mettere in discussione un modello di sviluppo che si basa sulla crescita infinita, di fronte alle risorse finite del nostro pianeta. Ed è proprio questo modello fallimentare che i negazionisti climatici e ambientali non vogliono assolutamente vedere.

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