Accordo Mercosur: tra il miraggio dei prezzi bassi e la sopravvivenza dell’agricoltura europea
- Elio Litti

- 20 dic 2025
- Tempo di lettura: 2 min
In questo momento, leader come Emmanuel Macron e Giorgia Meloni sembrano cercare quello che i francesi definiscono "le beurre et l'argent du beurre": la botte piena e la moglie ubriaca. Da un lato, vi è la necessità politica di contenere l'inflazione e non inimicarsi una popolazione già provata dal carovita; dall'altro, l’esigenza di proteggere gli interessi, sì, legittimi, ma anche corporativi, dei produttori agricoli europei. Un settore, quest'ultimo, che oggi sopravvive grazie ai sussidi pubblici: un sostegno vitale, dato che senza i presidi produttivi rurali l'intero paesaggio europeo ne risentirebbe insieme all'economia rurale e alle dinamiche migratorie interne.

Esiste tuttavia un'ipocrisia di fondo nel dibattito pubblico: non si può pretendere di mangiare hamburger a un euro senza accettare le importazioni dai Paesi dell’America Latina. Il vero punto critico dell’accordo Mercosur non risiede nello scambio commerciale in sé, ma nel fatto che esso sembri avvantaggiare la grande agroindustria piuttosto che i lavoratori o la piccola agricoltura. Mentre i produttori europei sono vincolati a stringenti requisiti fitosanitari e lavorativi, il rischio è che l'accordo apra le porte a una concorrenza sleale. Se si dovesse giungere a una firma, questa deve avvenire ad "armi pari", garantendo che ogni prodotto importato rispetti gli stessi standard di tracciabilità, sicurezza sanitaria e dignità salariale richiesti in Europa.
Un approccio davvero equo richiederebbe però di affrontare un problema di fondo finora ignorato: la gestione della domanda. Il sistema attuale interviene costantemente sull'offerta, cercando di aumentare la produzione e abbattere i costi, anziché disincentivare il sovraconsumo di prodotti ad alto impatto, come la carne. Tuttavia, parlare di educazione a una dieta meno impattante sull'ambiente rimane un tabù, visto da molti come un'ingerenza statale di stampo sovietico. Se si continuerà a seguire esclusivamente la logica del basso costo, l’agricoltura "Made in Europe" — che oggi resiste anche grazie alla manodopera migrante — rischierà di finire come la manifattura europea: prevaricata e messa in ginocchio dai prodotti asiatici a prezzi stracciati.
Ragionare in termini meramente economici per favorire il risparmio immediato dei consumatori potrebbe rivelarsi un errore fatale. È la stessa dinamica che ha portato l'e-commerce a erodere il tessuto economico del commercio tradizionale. Sebbene i prezzi più competitivi offrano un vantaggio immediato a chi acquista, la stragrande maggioranza delle aziende agricole europee, essendo di dimensioni medio-piccole, difficilmente trarrebbe giovamento da questo scenario.
Per comprendere questa situazione, si può immaginare l'agricoltura europea come un negozio di artigianato locale in una via dominata dai grandi centri commerciali online: finché il cliente cercherà solo il prezzo più basso, l'artigiano non potrà sopravvivere, a meno che non si decidano regole uguali per tutti o non si cambi il modo di acquistare.
In conclusione, il dibattito sul Mercosur necessita di nuove variabili e di una visione più ampia che al momento sembra mancare. È necessario essere consapevoli che un cambiamento di questa portata non sarà indolore: sarà una partita che, inevitabilmente, produrrà vincitori e vinti.





