Sant’Agata: la festa cristiana dal sapore profano
- Carolina Pannullo

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Il 04 febbraio scorso a Catania, come ogni anno, si è celebrata la terza festa cristiana più importante del mondo: la ricorrenza in onore di Sant’Agata, patrona e protettrice della città. Una festa popolare che testimonia una fede che travalica il sacro e assume i connotati del folklore. Una Santa martire del II secolo d. C., così lontana dal nostro tempo, che riesce ancora ad infiammare i cuori dei fedeli, richiamati da un culto che affascina e che allo stesso tempo ci interroga.

Agata, giovane nobile catanese, rifiutò la corte di un console romano, in quanto già consacrata a Cristo. Rifiuto che le costò caro. Sottoposta a torture atroci, inclusa la mutilazione dei seni, morì il 5 febbraio del 251 d. C. Tanti i miracoli a lei attribuiti; il più celebre sarebbe avvenuto un anno dopo la sua morte, quando la lava dell’Etna minacciava la città, miracolosamente venne respinta grazia al velo di Agata posto davanti alla lava per fermarla.
Impressionanti i numeri e le caratteristiche di questa festa. La lunga processione del fercolo, che custodisce il suo corpo, attraversa per 2 giorni tutte le strade di Catania, trainato da 2 cordoli lunghi 100 metri afferrati da decine di migliaia di fedeli, che indossano il tradizionale sacco bianco. La città dall’alto sembra attraversata da un fiume bianco che travolge ogni cosa. La processione è aperta da 15 candelore, delle strutture lignee decorate, seguite da devoti che portano sulle spalle ceri votivi accesi. Un rituale antico che sembra fermare il tempo, le ansie e le preoccupazioni. In quel momento gli occhi e i cuori dei catanesi sono tutti rivolti a lei, senza nessuna distrazione.
Il fulcro di questa antica devozione è nel culto per le reliquie della Santa, intimamente legate al territorio. Per i cristiani le reliquie assumono un’importanza fondamentale perché sono i resti di una persona che ha vissuto pienamente la fede in Cristo e per questo capace di prodigi. Agata, vissuta più di 1700 anni fa, questa giovinetta innamorata di Cristo, compie ogni anno un grande miracolo: raduna dinanzi a sé milioni di pellegrini grazie alla forza della sola fede. In un tempo in cui tutto sembra essere dominato dalla tecnologia, dalla velocità con cui si consumano i rapporti, l’uomo cerca ancora il senso delle cose, rifugiandosi in ciò che apparentemente non gli può dare nessuna risposta ragionevole. E se a molti seguire per chilometri il corpo di una donna di 1700 anni fa, può rappresentare follia, per altri può essere il motivo per alimentare la speranza e attestare la propria identità. Agata, nonostante i rumori e le distrazioni di questa società secolarizzata, continua a parlare a noi con lo stesso linguaggio semplice con cui parlava alla sua gente, basta saperla ascoltare!





