Pionieri e sentinelle, ma non parliamo di combattenti, bensì... di licheni!
- Veronica Merola

- 1 giorno fa
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Spesso capita di vedere questi organismi in escursione o durante semplici passeggiate nella natura, altrettanto spesso capita di scambiarli per altro. Ma come possiamo risolvere questa crisi di identità lichenica?
Iniziamo facendo chiarezza: i licheni non sono funghi, o per lo meno non solo! La loro caratteristica (forse più) interessante è che sono il frutto di una simbiosi. I licheni sono infatti "composti" da un fungo, che va a rappresentare la maggior parte del "corpo" materiale dell'organismo e da un cosiddetto fotobionte; ovvero un organismo che effettua fotosintesi che, nel caso dei licheni, può essere un’alga o un cianobatterio. Se ci facciamo caso, infatti, possiamo distinguere licheni che visivamente tendono a colori simili al verde e licheni che invece sono per lo più grigio/blu/neri, questo perché il coloro dipende da fotobionte. Come sappiamo per realizzare la fotosintesi servono dei pigmenti che assorbano la luce, le piante superiori che vediamo tutti i giorni, ad esempio, sono verdi perché usano la clorofilla; i licheni tendenti al verde che vediamo intrattengono una simbiosi con un'alga che utilizza anch'essa la clorofilla come pigmento fotosintetico; mentre i licheni scuri tendenti al nero contengono cianobatteri, che utilizzano come pigmenti le ficocianine.
Perché la simbiosi?
La simbiosi è una delle tante strategie di sopravvivenza del mondo naturale, ve ne sono vari tipi; quella messa in atto dai licheni è una simbiosi mutualistica, ovvero una relazione in cui entrambi i partner traggono un giovamento in egual misura, una cosa equa insomma! Il partner fotosintetico in questo caso mette ovviamente a disposizione i prodotti della fotosintesi (zuccheri).
E il fungo? Bene i funghi contenuti nei licheni hanno la capacità di produrre sostanze esclusive e particolari che hanno delle funzioni eccezionali: possono coadiuvare a convogliare i raggi solari sul fotobionte, oppure sostanze particolarmente acide posso addirittura attaccare la pietra. Perché questo?
Ora veniamo alla parte dei pionieri. Se ad oggi vediamo tutta la miriade degli ecosistemi terrestri, dobbiamo ringraziare anche i licheni. Quando un nuovo habitat inesplorato si palesa, i primi organismi che lo vanno a colonizzare sono proprio i licheni. Sembra strano ma un organismo così piccolo, e spesso sottovalutato, è capace di mettere le basi di quella catena meravigliosa che si sviluppa e che viene chiamata successione ecologica. In poche parole, i licheni iniziano ed erodere, interagire con il nuovo habitat e a preparare il terreno per l’arrivo e la colonizzazione successiva di altri organismi. Tale qualità gli è valsa il nome di organismi pionieri.
Lobaria Pulmonaria L. foto di Nicola De Marco
Anche se questo li fa sembrare dei “duri”, in realtà molte specie licheniche hanno anche una certa sensibilità, che spesso mette a repentaglio la loro stessa esistenza. Molti di questi organismi sono sensibili a una delle problematiche più attuali del mondo moderno: l’inquinamento atmosferico; ciò gli conferisce una seconda denominazione, cioè quella di sentinelle della qualità ambientale. Fra tali specie, che per l’appunto sono spesso rare, troviamo Lobaria Pulmonaria, specie fogliosa epifita, osservabile nelle foreste umide e introvabile in città.









