Per il saluto fascista, il contesto è tutto?
- Daniela Loffredo

- 4 nov
- Tempo di lettura: 3 min
Sono molteplici le circostanze in cui i nostalgici del periodo fascista si recano a Predappio, città natale di Benito Mussolini situata sulle colline forlivesi, per commemorare e celebrare la sua memoria ed eventi storici legati a quel periodo. Oltre un migliaio di persone hanno partecipato alla manifestazione, lo scorso 28 ottobre, organizzata per commemorare l'anniversario della Marcia su Roma del 1922. L'apice dell'evento si è raggiunto davanti alla cripta del Duce, dove si è assistito al ritorno palese dei saluti romani. Decine di manifestanti hanno ignorato l'appello alla moderazione, alzando il braccio teso in un chiaro gesto fascista subito dopo il rituale “rito del presente”, trasformando la commemorazione in un'esplicita dimostrazione di nostalgia politica e militanza. Nella stessa occasione, davanti alla sede di Fratelli d’Italia a Parma, un gruppo di ragazzi si è riunito intonando cori fascisti come “Ce ne freghiamo della galera, camicia nera trionferà.”, per i quali la procura di Parma ha subito aperto un fascicolo. In questi casi ci si ritrova spesso a chiedersi se il saluto romano integri il reato di apologia del fascismo. La risposta? Dipende dal contesto.

Il saluto fascista non costituisce sempre reato, ma la sua rilevanza penale dipende strettamente dalla finalità con cui viene eseguito, valutando il pericolo concreto che rappresenta per l'ordinamento. Le leggi di riferimento sono la Legge Scelba (1952) e la Legge Mancino (1993). La Legge Scelba punisce le manifestazioni usuali del disciolto partito fascista (Art. 5) solo quando il gesto crea un pericolo concreto e attuale di ricostituzione di organizzazioni fasciste, minacciando l'ordine democratico; non basta il gesto isolato, ma serve un intento e un contesto di proselitismo. La Legge Mancino ha invece lo scopo di contrastare la discriminazione e la violenza per motivi razziali, etnici o religiosi; il saluto romano può rientrare in questo ambito se viene compiuto in un contesto idoneo a diffondere idee di superiorità o odio razziale.
Dopo un lungo dibattito giurisprudenziale, le Sezioni Unite della Cassazione si sono espresse, stabilendo che il giudice deve valutare caso per caso quale dei due pericoli (riorganizzazione del partito fascista o diffusione di odio razziale) si sia concretamente manifestato. Nelle manifestazioni sportive, il gesto viene sanzionato più severamente (spesso ricondotto alla Legge Mancino) per l'alto rischio di incitamento all'odio razziale. In contesti di pura commemorazione di defunti, senza intenti propagandistici o pericolo per l'ordine democratico, il gesto potrebbe non essere considerato reato ai sensi della Legge Scelba. In conclusione, il saluto romano è reato solo se, nel contesto specifico, genera un pericolo concreto (di rinascita fascista secondo la Legge Scelba o di diffusione di odio razziale secondo la Legge Mancino); altrimenti, se puramente commemorativo o rievocativo e privo di tali pericoli, non lo è, pur restando un gesto socialmente e politicamente divisivo.
Il dibattito italiano si concentra dunque sulla distinzione tra rievocazione e propaganda attiva, cercando un equilibrio tra la libertà di espressione e il divieto di ricostituzione fascista. Questo approccio basato sulla valutazione del "pericolo concreto" contrasta nettamente con la strategia adottata da altre nazioni per prevenire ogni forma di glorificazione del totalitarismo. Prendiamo come esempio l'area dell'ex Führerbunker, l'ultimo covo di Adolf Hitler, a Berlino. Oggi, questo potentissimo simbolo storico è un "non luogo" anonimo, ridotto a un parcheggio pubblico al centro di un complesso residenziale. Della imponente Cancelleria nazista e della struttura blindata del bunker non c'è più nulla di visibile. La decisione di nascondere definitivamente il sito fu presa nel 1986, quando la DDR procedette con la costruzione del grande complesso abitativo: il bunker venne sventrato, riempito di macerie e coperto, trasformando il terreno sovrastante in un banale parcheggio di quartiere in Wilhelmstrasse 88. Questa scelta è un gesto politico cruciale e la chiave di lettura per comprendere la Germania contemporanea: impedire in modo assoluto che l'area potesse degenerare in un luogo di culto o pellegrinaggio per frange neonaziste, una sorta di "Predappio tedesca" in terra teutonica. L'approccio del Paese al periodo nazista è improntato a un severo rigore storico e a un profondo esame di coscienza collettivo, concentrando sulle inaudite brutalità del regime e sul destino delle milioni di persone perseguitate, deportate e assassinate.
In Italia, c’è bisogno di una rivoluzione culturale in proposito, affinché qualsiasi manifestazione di carattere nostalgico e celebrativo della figura di Mussolini non venga più tollerata e giustificata in nome della libertà di espressione.





