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La natura non ha bisogno di Instagram

Ad agosto, si sa, le spiagge, soprattutto quelle del Sud e quindi anche del Cilento, si riempiono e inizia così, da parte di molti, la ricerca di spiagge meno conosciute, più remote, spesso caratterizzate da una minore influenza antropica e quindi più isolate e, come in teoria dovrebbe essere, meno inquinate. 



Dovrebbe, perché proprio qui sorge il problema. Eh già: nell'epoca in cui l'utilizzo dei social e le foto che pubblichiamo ci definiscono come persone e avvalorano le nostre vacanze, questi luoghi "instagrammabili" (termine orribile, lo so) vengono purtroppo sovraesposti e, di anno in anno, stiamo assistendo a un sempre più massiccio arrivo di turisti. Spesso questi turisti sono in buona fede, non pensano di star facendo qualcosa di male e molte persone osservano le norme del vivere civile, senza lasciare immondizia ecc. Ma purtroppo, per quanto ci sforziamo, la natura non è fatta per essere pubblicizzata su Instagram! Un quantitativo troppo alto di persone spesso non è sopportabile da ecosistemi che, anche se non lo sembrano, sono tenuti insieme da equilibri molto fragili. Ad esempio, in Sardegna, da quest'anno, in alcuni fiumi è stato vietato l’acqua-trekking, un'attività bellissima, ma che, a causa della frequenza troppo elevata, stava distruggendo il fondale del fiume; un altro esempio è il ponte di Nesso, dove vige il divieto tassativo di tuffarsi e, nonostante questo, ogni giorno gli abitanti del luogo guardano impotenti decine e decine di turisti tuffarsi ugualmente.

 

Quindi la soluzione è il divieto? Sicuramente è una risposta veloce a un problema impellente. Ma se invece cercassimo di non arrivare a queste condizioni estreme? Contingentare può essere una soluzione: calcolare un numero massimo di persone che possano svolgere un'attività e tenere conto del tempo che quel luogo può necessitare per "riprendersi". Educare al rispetto, ma anche al funzionamento dell'ambiente, è fondamentale. A volte anche solo un cartello informativo, messo magari nel punto giusto, può influenzare in maniera positiva le azioni di un visitatore, più di quanto pensiamo.

 

Ma io aggiungerei una cosa altrettanto importante: separare l'esperienza vissuta da quella mostrata sui social! Viviamo il momento, scattiamo foto, filmiamo qualcosa che ci sorprende, soprattutto osserviamo il più possibile o, semplicemente, non facciamo niente. Assolutamente niente. Va benissimo lo stesso. Ma evitiamo di pubblicare. La nostra esperienza l'abbiamo vissuta comunque, le foto ricordo le abbiamo, ci siamo rilassati... ma gli altri non hanno bisogno di saperlo; soprattutto, togliamo la geolocalizzazione e non mettiamo etichette di tutti quei luoghi "nascosti" che, andando avanti così, nascosti non saranno più. Proteggiamo questi luoghi con una semplice azione, ovvero una briciola di riservatezza, da condividere al massimo con amici rispettosi e amanti dell'ambiente, tramite il sempre efficace passaparola.

 

Se vogliamo continuare a vivere questi luoghi così come sono, non dobbiamo pubblicizzarli eccessivamente. Sarà egoista verso chi non li ha mai visti? Forse. È più egoista sfruttarli per riceverne un guadagno economico, a costo della loro distruzione? Sì. Esistono tantissimi luoghi meravigliosi nel mondo e tutti dovrebbero beneficiarne. Purtroppo, questo non è possibile in massa, se vogliamo mantenerli così come sono. Cerchiamo quindi di rispettare i tempi della natura e di evitare il turismo di massa. Facciamo ognuno il proprio dovere per proteggere questi tesori, per continuare a goderne ancora a lungo.

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© 2025 - La Bottega delle Filosofie è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Salerno - Reg. Num 2593/2024 - Direttore Responsabile Dario Luca Mattia - Direttore Editoriale Marco Antonio D'Aiutolo.

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