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Il primo giorno di scuola. Ma la campanella non ha suonato per tutti

Pochi giorni fa lo squillo della campanella ha inaugurato il primo giorno di scuola. Tante emozioni fra volti assonnati e capelli arruffati, zaini traboccanti di libri, genitori un po’ sollevati e docenti a chiedersi “ce la farò anche quest’anno?”. Quella campanella non ha suonato per tutti. Paolo Mendico non ha voluto sentire quel rumore stridulo, metallico, troppo acuto e sgraziato per lui che, a 14 anni, aveva già abbracciato il basso e la batteria. Paolo ha deciso di togliersi la vita all’alba del primo giorno di scuola a causa del bullismo. I suoi capelli, lunghi e biondi, resteranno arruffati per sempre.

 

Nelle parole di Giuseppe, il padre, la fotografia della situazione. Un figlio educato, sensibile, forse introverso, con la passione per la musica e la pesca. Il suo carattere è stato il bersaglio più appetibile a scuola per i compagni e addirittura gli insegnanti, impegnati a fare di Paolo oggetto di scherno e violenze psicologiche. I più superficiali si ostinano a definirli ancora “cose da ragazzi”. Una serie interminabile di vessazioni è stata scaricata su Paolo fin dalle elementari e, nonostante le denunce dei genitori, nulla sembrava cambiare. Emerge un caso da manuale in cui l’assenza di empatia, la distrazione degli adulti, il cinismo dei minori, ignorante delle ferite emotive inflitte, la fragilità, l’isolamento, la paura e la perdita di autostima, hanno convinto un giovane musicista che l’unica via d’uscita fosse spegnere per sempre i riflettori della sua vita. 

 

Il bullismo è una malattia sociale che infetta le persone a gruppi, corrompe atteggiamenti e comportamenti, distrugge l’essenza vitale. Il vuoto di sentimenti porta il bullo ad imprimere un segno della propria esistenza tramite l’interferenza violenta nella vita altrui, per divertimento o senso di onnipotenza. Tale comportamento può nascere anche dall’abitudine a subire o assistere alla violenza nelle cerchie di prossimità. Il bullo non è mai solo, cerca spettatori che applaudano la sua presunta potenza per paura o accondiscendenza. Poi ci sono gli indifferenti, coloro che, sempre spinti da paura o accondiscendenza, non applaudono nemmeno ma restano inerti. In un angolo, da sola, c’è infine la vittima delle violenze.

 

Le statistiche mostrano un dilagare di questi episodi, peggiorati dall’irrompere dei media digitali. L’abuso fra minori non ha genere, l’incremento del bullismo femminile fa anzi registrare aumenti esponenziali, diviene norma dei rapporti interpersonali, chiara mimesi di un mondo degli adulti fatto di sopraffazione in casa, per strada, sul luogo di lavoro, in politica o addirittura nelle controversie internazionali. Ma a Paolo tutto questo probabilmente non interessava. Voleva solo suonare, studiare ed essere libero di portare i suoi capelli biondi lunghi senza essere preso in giro per l’aspetto, l’indole tranquilla e le sue passioni.

 

Il bullismo dovrebbe ricordarci perché abbiamo scelto di uscire dalle caverne e darci un’alternativa alla sopraffazione dell’uno sull’altro, ma forse è solo il grugnito della bestia senza pelliccia a cui abbiamo appoggiato un vestito sulle spalle.

https://pixabay.com/it/illustrations/bullismo-scolastico-adolescente-9060270/

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