Donne di Chiesa
- Annapia Desiderio

- 15 ott
- Tempo di lettura: 2 min
Non si smette mai di parlare di parità di genere, perché effettivamente la parità non l’abbiamo ancora raggiunta. Il divario tra uomini e donne continua a essere presente nella nostra società, anche se molto spesso sembra il contrario. Spesso, possiamo dire che continua a esistere in modo silente, come se si insinuasse dove meno si possa pensare e, quando meno ce lo si aspetta, viene fuori e ci ricorda che in realtà non è mai andato via.
Ci sono ancora visioni che vedono la donna come colei che mette al mondo figli e che resta a casa per educarli, come colei che aspetta a casa il consorte pronta a soddisfare i suoi bisogni più primitivi. Insomma, una visione oggettuale della donna e di convenienza per l’uomo che resta il patriarca temuto. Questo genere di visioni mi fa rabbrividire e ciò che mi fa rabbrividire di più è il fatto che siano ancora diffuse.
A favorire tale visione ovviamente ha contribuito l’influenza di una grande e potente istituzione: la Chiesa.
Del resto, secondo il racconto biblico della creazione, fu creato prima l’uomo e poi la donna. Gli uomini sono i grandi protagonisti della Bibbia: Adamo, Abramo, Mosè, Davide, ecc. E fu Eva a mangiare per prima il frutto proibito e fu lei stessa a darne poi anche ad Adamo; insomma, la donna sembra essere la cattiva della storia!
Citando la Genesi:
Alla donna disse:
“Moltiplicherò i tuoi dolori
e le tue gravidanze,
con dolore partorirai figli.
Verso tuo marito sarà il tuo istinto,
ed egli ti dominerà”. (Genesi, 3, 16)
Quindi, “Egli ti dominerà” è qualcosa che esiste da tempo. Che grandissimo problema! E sapevate che le donne erano considerate ritualmente impure? Del resto, le streghe erano donne.
Così la Chiesa ha continuato a scagliarsi contro le donne; la stessa Chiesa che ha fatto della verginità di una donna un dogma di fede. Che ambiguità!
Ma, a tutto questo si oppone la scelta distintiva di un’altra istituzione ecclesiastica, la Chiesa anglicana che pare essere avanti anni luce.
Sarah Mullally, 63 anni, è la prima donna nominata arcivescova di Canterbury. La sua nomina è un evento storico perché per la prima volta la Chiesa d’Inghilterra sarà guidata da una donna. Riporto questa notizia per sottolineare che, a parer mio, il cambiamento va attuato in tutti i contesti, anche tra le istituzioni che esercitano una certa influenza, perché altrimenti si rischia un’assenza di compattezza e il cambiamento non potrà essere radicale.
Dunque, mi auguro che la novità della Chiesa anglicana possa essere un input, uno spunto di riflessione affinché il cambiamento possa essere messo in atto in tutti i contesti che ci circondano, ricordandoci che ognuno di noi ha dei diritti e che in quanto esseri umani abbiamo tutti diritto a essere trattati alla stessa maniera.






