Democrazia e socialismo, il pensiero di Rosa Luxemburg è ancora attuale
- Massimo Battiato

- 17 nov
- Tempo di lettura: 5 min
Per quanto la democrazia a cui pensava Rosa Luxemburg era legata alla dottrina socialista che prevedeva il superamento della divisione in classi, il suo pensiero può essere ancora di ispirazione per immaginare un mondo diverso, ora che le democrazie liberali mostrano i loro limiti e si stanno trasformando in tecnocrazie in cui la sovranità non sembra più appartenere al popolo.
X-angel, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons e Cassowary Colorizations, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons
La libertà è sempre soltanto libertà di chi pensa diversamente. Questa celebre massima di Rosa Luxemburg è una specie di manifesto alla libertà di espressione, ma se ricavata dal contesto in cui fu scritta ci dice molto di più del pensiero di Rosa e di quanto possa essere ancora valido ai nostri giorni.
Questa massima si trova all’interno del breve saggio la rivoluzione russa, scritto mentre gli eventi erano in corso e anticipa anche alcune delle conseguenze delle prime azioni politiche messe in atto dai bolscevichi. In alcuni passaggi si tratta di una vera critica ai bolscevichi di Lenin da una intellettuale come lei che non aveva certo paura di esporsi quando aveva idee difformi da quelle maggioritarie nel partito. Ed è successo varie volte quando era militante del Partito Socialdemocratico Tedesco, soprattutto per le sua critiche alla corrente riformista e per l’adesione del partito all’ingresso della Germania nella Prima Guerra Mondiale, decisa con un repentino voltafaccia della linea politica internazionalista e pacifista fino a quel momento seguita. Anche all’interno della Lega degli Spartachisti la Luxenburg manifestò un pensiero che si discostava da quello dei più estremisti, contrari a qualsiasi coinvolgimento nella nascente Repubblica di Weimar. Ciò non fu sufficiente per evitargli la morte violenta per mano dei Freicorps, milizia di estrema destra incaricata dal governo socialdemocratico di reprimere i moti rivoluzionari a Berlino tra il 1918 e 1919.
Ci sono vari punti in cui il pensiero di Rosa Luxemburg diverge da quello di Lenin o quantomeno riguardo all’applicazione pratica delle idee socialiste nel contesto storico in cui i bolscevichi tentarono di attuarle concretamente. Il primo errore che Rosa attribuì a Lenin fu di aver distribuito la proprietà terriera dei latifondisti ai contadini, invece che procedere alla nazionalizzazione, creando un popolo di piccoli produttori inefficienti (viste le condizioni medievali in cui versava l’agricoltura russa) e che sarebbero stati tra i più grandi oppositori del socialismo. Previsione che si avverrò durante la guerra civile e quando successivamente Stalin decise di attuare in maniera brutale la socializzazione delle terre. Questa grande campagna di nazionalizzazione delle terre così come fu compiuta da Stalin rese l’agricoltura dello stato sovietico uno dei suoi principali talloni d’Achille.
Secondo errore: aver concesso alle popolazioni non russe la possibilità di ottenere l’indipendenza nel nome di un principio di autodeterminazione dei popoli che, secondo lei, era un inganno della borghesia che puntava a utilizzare lo stato nazione e il sistema parlamentare liberale per affermare il proprio dominio di classe sui proletari. Qui bisogna tenere conto che la Luxemburg non fosse in linea di principio contraria all’autodeterminazione dei popoli, piuttosto pensava che non dovesse diventare un ostacolo all’emancipazione del proletariato. Per lei il problema sociale aveva la priorità ed era difficile sostenere una qualsiasi forma di autodeterminazione dei popoli in un quadro di sfruttamento di classe. Il tema è ancora attuale, se pensiamo a come l’autodeterminazione sia interpretata soprattutto in maniera identitaria, cioè sostenere una forma di stato etnico che contribuisce più all’affermarsi del nazionalismo e alla contrapposizione dei popoli, piuttosto che alla collaborazione internazionale per un progresso verso condizioni di maggior benessere.
Infine, la questione centrale, il rapporto tra socialismo e democrazia, oggetto della critica più radicale della Luxemburg a Lenin. La premessa è che Rosa non contestava la presa del potere da parte dei bolscevichi nell’ottobre del 1917. Secondo lei la giovane socialdemocrazia russa era destinata ad essere riassorbita in un sistema autoritario comandato dalla classe borghese. Inoltre, per quanto non fosse contraria alla partecipazione dei socialisti nei parlamenti liberali (ancora prematuro definirli democratici, specie se si pensa a quello prussiano), la sua idea di democrazia era ben diversa ed era legata a un sistema economico socialista in cui fossero nazionalizzati i mezzi di produzione e fossero superate le disuguaglianze di classe. Ma questo sistema, secondo lei, doveva funzionare con l’attiva e democratica partecipazione delle masse. I bolscevichi scelsero una strada molto diversa, sostenendo che la rivoluzione dovesse essere guidata da un’élite di intellettuali. Forse l’idea della Luxemburg di un’attiva partecipazione delle masse era utopistica, e per questo fu criticata da diversi intellettuali marxisti a lei contemporanei. Ma il destino a cui andò incontro l’Unione Sovietica, dovrebbe invitarci a rivalutare il suo pensiero. Chissà, con un maggiore coinvolgimento delle masse popolari questo destino sarebbe potuto essere diverso. Una riflessione che non può essere avvalorata da nessuna prova empirica che lascio all’immaginazione dei lettori.
Questo il contesto in cui Rosa Luxemburg affermò con forza il diritto a manifestare in proprio dissenso. Che senso avrebbe la libertà se fosse solo di pensare in modo uguale agli altri e al pensiero dominante? Libertà di omologarsi? Ma la Luxemburg non si fermò all’ovvia asserzione che la libertà è tale solo se è libertà di dissentire. Affermò anche che una società libera è una società vitale, dinamica, che è in grado di affrontare le sfide della storia. Di contraltare, una società in cui il dissenso non sia permesso o limitato a manifestazioni solo formali e non in grado di incidere, in cui la discussione è solo approvazione di un pensiero e ideologia comune a cui tutti devono omologarsi, è destinata a spegnersi, a perdere la sua linfa vitale.
In definitiva, anche se il saggio di Rosa Luxemburg si riferisce a un ben determinato evento storico, che ha avuto comunque conseguenze importanti sulla storia mondiale per decenni fino a i nostri giorni, su molte questioni risulta ancora attuale. La sua visione della democrazia è ben diversa da quella a cui siamo abituati a pensare, prevede un sistema economico assolutamente alternativo al nostro. Associare, come fece lei, la democrazia alla dittatura del proletariato sembra quasi un ossimoro, e appare ormai come una visione superata dalla storia. Ma, nel contesto attuale, dovrebbe almeno farci riflettere sul legame tra democrazia e capitalismo (per di più nella versione più predatoria neoliberista) che nessuno mette più in discussione, come se discutere sulla struttura economica della nostra società fosse diventato un argomento di cui la politica non si può più occupare. Democrazia e liberalismo si devono identificare con la proprietà privata dei mezzi di produzione e la libertà di accumulare il capitale? E qual è il futuro delle nostre democrazie in un contesto economico e sociale che le sta trasformando in tecnocrazie al servizio dei poteri economici forti? Ormai viviamo in un mondo in cui la politica sembra limitarsi alla semplice amministrazione delle cose ed è priva di qualsiasi visione del futuro e capacità di incidere sulle questioni sociali ed economiche importanti. Lasciateci pensare che democrazia e libertà non si riducano al rito periodico del voto e a mettere la propria persona a disposizione del mercato del lavoro e dei consumi e che siano qualcosa di più.










