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Parenti serpenti: un classico natalizio fuori dal coro

Nel periodo natalizio la programmazione televisiva, generalista e on-demand, ci delizia con film di vario tipo: si va dai cartoni animati che tanto piacciono a grandi e piccoli, ai classici natalizi come “Mamma ho perso l’aereo” e “Una poltrona per due”, passando per l’immancabile “Natale in casa Cupiello” e, per finire, le classiche commedie americane tutte uguali, in cui la ragazza in carriera torna al paese e scopre che il fidanzato del liceo è un figo clamoroso e se ne innamora. Il format offre in pasto al suo pubblico niente di diverso da ciò che il pubblico stesso chiede con ambientazione e personaggi rassicuranti, i buoni separati in maniera netta dai cattivi: ogni tensione o deviazione viene risolta sempre con la tecnica del “tarallucci e vino”.

 

“Parenti serpenti” del grandissimo Monicelli invece è un caso a sé. Pur essendo ambientato nelle festività natalizie e mostrandoci abitudini tipiche di una famiglia media italiana di inizio anni ‘90 non è ascrivibile a nessuna delle categorie dei tipici film di Natale. Tuttavia, dopo più di trent’anni, rimane un appuntamento irrinunciabile come grande classico delle feste.

https://it.wikipedia.org/wiki/File:Parenti_serpenti.jpg
Screenshot del film Parenti serpenti (1992) di Mario Monicelli - catturato personalmente da Pakdooik

Perché piace così tanto

 

Apparentemente non manca nulla alla classica ambientazione natalizia: tutta la famiglia che si riunisce a Natale a casa dei nonni, con la tavola imbandita, i regali, la tombola, la messa di mezzanotte e l’immancabile neve. Tuttavia, dietro l’apparente serenità si celano bugie, cattiverie, invidia, nevrosi, corna. Se in una prima parte del film tutto è ancora mitigato (pettegolezzi a parte), quando i genitori anziani sganciano la bomba il film cambia passo e si genera la rottura. La richiesta è dirompente: gli anziani chiedono di poter trascorrere il resto della loro vecchiaia a casa di uno dei quattro figli, in cambio di casa e pensione e lasciano a loro la scelta su chi deve ospitarli. A questo punto viene fuori il peggio di ognuno di loro, e il regista capovolge completamente la narrazione classica del film natalizio: i buoni non esistono e i cattivi sono dappertutto, svelando i peccati e le meschinità di ciascun protagonista compresi i genitori anziani. È un crescendo di tensioni fra i vari protagonisti che si placa solo quando insieme ritrovano l’obiettivo comune che mette tutti d’accordo. Tutto è livellato e viene fuori un ritratto impietoso di ciascuno di loro.

 

Perché, in fondo, ci immedesimiamo nel film

 

Epilogo tragico a parte, in quante delle nostre famiglie non si verificano discussioni simili a quelle del film? Innanzitutto, chi ha genitori anziani deve far fronte spesso a richieste assurde da parte loro, che, seppur non così impegnative come nel film, determinano sempre malumori tra i figli.


Anche noi abbiamo il parente che odiamo e di cui non vediamo l’ora di sparlare con qualcuno. Sicuramente siamo venuti a conoscenza di qualche pettegolezzo scabroso su qualcuno dei parenti che non sappiamo se spifferare e con chi poterne parlare. In tutte le famiglie c’è la zia esaurita che non fa altro che lamentarsi di marito e figli, che ci tiene costantemente aggiornata del suo stato di salute e delle medicine che prende o abbiamo il parente dalla vita misteriosa lontano dai social, su cui facciamo strane elucubrazioni. Tutti noi abbiamo ricevuto in dono un “oggetto fine per gente di classe” che abbiamo finito col riciclare o con buttare in un cassetto, perché purtroppo nessuno “ha esaudito un sogno”. Perché a Natale, lo stretto contatto con persone che non vediamo mai, se da una parte ci scalda il cuore perché ritorniamo bambini e ricordiamo il passato con nostalgia, dall’altro lato ci porta anche a gettare la maschera dopo ore a tavola insieme e giorni a condividere le festività. E magari, complice qualche bicchiere di troppo, anche noi vuotiamo il sacco. 

 

Perché, nonostante tutto, è un classico di Natale

 

“Parenti serpenti” è entrato di diritto tra i classici delle feste perché ci mostra la realtà così com’è e perché, se è vero che durante le feste abbiamo bisogno di qualcosa di rassicurante, è anche vero che vedere rappresentati la cattiveria e il cinismo che si cela nelle famiglie di provincia, le nostre famiglie, ci fa sentire meno soli e come spettatori ci interroghiamo anche su noi stessi e su quello che siamo nei rapporti con i familiari. Complici un cast attoriale di livello e battute diventate un cult, il film di Monicelli diverte lo spettatore perché permeato da un sottofondo di humor nero e ci restituisce un ritratto sociale che resta attuale anche dopo più di trent’anni. E il fatto che tutta la vicenda sia raccontata con gli occhi ingenui di un ragazzino, il nipote più piccolo, rende tutto ancora più credibile e autentico. Nonostante nelle prime battute dia l’impressione di essere un classico film di Natale, “Parenti serpenti” si trasforma ben presto in commedia nera sulla provincia italiana, concludendosi come un ritratto realistico e grottesco della famiglia moderna.

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