Anime Pezzentelle
- Letizia Santoro

- 5 ore fa
- Tempo di lettura: 1 min
Il Cimitero delle Fontanelle è un luogo che mi ha sempre affascinato.
Da tempo volevo visitarlo e finalmente ci sono riuscita.
Entrare in questa antica cava di tufo di circa 4.000 mq piena di ossa e di teschi ti porta ad una serie di domande sulla vita e sulla morte.
Ci sono migliaia di resti umani, senza identità, abbandonati alle sofferenze del purgatorio.
Il refrigerio (da qui la frase: REFRISCO ALL'ANEME D'O' PRIATORIO") arriva quando "un'anima pezzentella" viene adottata, curata, protetta da un "vivo".
Inizia lo scambio: chi adotta chiede una "grazia", la "capuzzella" diventa intermediario presso Dio e riceve una teca speciale, dove riacquista identità e pace... "per grazia ricevuta".
In questo legame che si crea tra la vita e la morte mi chiedo: quando è che moriamo davvero? Quando smettiamo di respirare o quando smettiamo di scambiare la nostra anima con gli altri? Non siamo forse tutti "Anime Pezzentelle", abbandonati alla vita, in attesa di un riconoscimento e di uno sguardo? E se un giorno scompariremo tutti, che senso ha dare un "Senso"?
Ovviamente, mille altre domande e nessuna risposta.
C'è una frase però che mi è venuta alla mente visitando questo luogo e che voglio lasciare in chiusura di questi miei appunti:
"Non siate tristi per me quando non sentite la mia voce in casa, la vita non è mai nelle nostre stanze... moriamo, e poi torniamo... Come tutto." (Film "Mine vaganti" di Ferzan Özpetek.)














