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La centralità della legge elettorale in un sistema democratico

Alcuni giorni fa si è celebrato l’anniversario della Repubblica, accompagnato con le soventi corone e le pompose sfilate. Tutto molto giusto, se non fosse che, forse da sempre, la Repubblica è manchevole di un elemento essenziale, elemento che costituisce non solo la sua ragion d’essere ma il fine che è chiamata ad assolvere. 

Cerimonia commemorativa del centesimo anniversario della morte di Giacomo Matteotti - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Cerimonia_commemorativa_del_centesimo_anniversario_della_morte_di_Giacomo_Matteotti_(07).jpg
Cerimonia commemorativa del centesimo anniversario della morte di Giacomo Matteotti - Quirinale.it, Attribution, via Wikimedia Commons

La legge elettore è il collante pratico del patto tra cittadini e palazzo, il meccanismo attraverso cui la partecipazione tocca la sua più alta maturazione. Le solite frasi ad effetto di una classe politica anemica o, come taluni dicono, la presenza di una fantomatica realtà trascendentale in cui, si dice, tutti siamo sulla stessa barca, rappresentano la solita becera retorica di quella stessa classe politica sempre più elitaria.

 

Da giorni il testo dell’ennesima legge rimbalza in parlamento per motivi tutt’altro che fondamentali. Lasciando in cattedra l’unico elemento fondamentale, da rendere tale legge davvero giusta: il proporzionale puro. L’effettiva efficienza di un governo non è propria di una forma maggioritaria o di un premio che garantisca maggiore governabilità, ma dalla possibilità concreta di ascoltare ogni forma di assenso e dissenso del paese. Il governo non può e non deve essere voce di una parte, ma megafono di una totalità con le sue componenti più intestine.

 

Secondo il nuovo testo, il quale continua a conservare un premio di maggioranza, il proporzionale è richiamato solo quando una forza non raggiunga il 42% dei voti. Con tale soglia la dittatura della maggioranza potrà fare politica, quella sola che conoscono, costituita da una babele fatta di leggi e decreti.

 

Ma sussiste un fatto ironico che continua a sfuggire, perché non ancora coraggioso e completamente maturo: l’astensionismo. Questa forma, non propria di una società democratica sana, è la sola che, da diversi anni a questa parte, stravince le elezioni. Ed è la sola a cui questo premio realmente spetta, cosicché da mandare in malora questa rappresentanza fatta di sole cravatte e borse Hermès.

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