Da Mladić a Arkan: quando la curva diventa la curva del genocidio
- La Nottola

- 31 ago
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articolo di Salvatore Sentenza
Il 27 agosto 2026 è morto, a 84 anni, Ratko Mladic, ex-Capo di Stato Maggiore dell'esercito della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina e criminale di guerra. Mladic fu accusato dal Tribunale Penale internazionale per l'ex-Jugoslavia, nel 1995, dei più infami crimini di guerra commessi durante l'eccidio ai danni dei bisognacchi (quelli che brutalmente sono indicati come la parte musulmana di Bosnia) che fu perpetrato durante gli anni novanta, tra cui l'assedio di Sarajevo del 1992-93 ed il massacro di Srebrenica, commesso tra il 6 e il 25 luglio del 1995 con la complicità dei Caschi Blu olandesi. Alla fine del massacro, stando alle fonti ufficiali, si sono contati più di 8300 morti (mentre le fonti bosniache contano più di 35000 morti e 12000 sfollati). Nel 1996 Mladic fu incriminato e fu arrestato solamente nel 2011 a Lazarevo, in Serbia, dopo 16 anni di latitanza e 3 anni dopo l'arresto di Radovan Karadzic, il presidente della Repubblica Serba di Bosnia che costituiva la terza punta del tridente degli orrori costituito da Slobodan Milosevic, Mladic e il sopracitato Karadzic.

Il nome del boia di Srebrenica (come fu soprannominato Mladic) è tornato agli onori delle cronache per un episodio avvenuto durante la partita dei playoff di Europa League tra Viktoria Plzen, compagine ceca, e la Stella Rossa di Belgrado, finita 5-1 per i boemi. Durante l'incontro (tenutosi lo stesso giorno della morte di Mladic), gli ultras della squadra serba hanno esibito uno striscione che recita "Generale, eterna gloria e gratitudine", un chiaro omaggio alla figura di Mladic. Come se non bastasse, l'account Instagram ufficiale del club serbo ha riproposto, in un post che non è possibile commentare, lo striscione.
Il legame tra calcio e propaganda nazionalista serba è stato sempre molto stretto: basti pensare che un altro protagonista delle mattanze nazionaliste serbe, Zeljko Raznatovic (celebre con il soprannome di Tigre Arkan), fu capo ultrà proprio della Stella Rossa agli inizi degli anni novanta ed acquistò una squadra di calcio, l'FK Obilic, che vinse addirittura il campionato jugoslavo della stagione 1997-98. Le accuse mosse dal tribunale internazionale nei confronti di Arkan non furono però confermate: la Tigre fu uccisa il 15 gennaio del 2000 a colpi di pistola, mentre si trovava nella hall di un albergo di Belgrado. E qui succede qualcosa che richiama gli avvenimenti del 27 agosto: gli ultrà della Lazio, durante Lazio-Bari del 30 gennaio 2000, esibirono uno striscione dal contenuto inequivocabile: "Onore alla Tigre Arkan".
È deprimente dover constatare come, nonostante siano passati più di trent'anni dai genocidi e dalle pulizie etniche perpetrati dai nazionalisti serbi nei confronti dei bosniaci, ci siano ancora molte persone che inneggiano ad assassini e ad ideologie politiche che si basano sulla sopraffazione e sullo sterminio.



